Ci sono parole importanti che andrebbero percepite e assorbite con lentezza, metabolizzare gli interpreti e i loro frutti con la lentezza dell’attesa di una ghost track, la ricerca della cassetta b-side rannicchiata in chissà quale cassetto.

Any Other (Adele Nigro, Erica Lonardi e Marco Giudici) sono un appiglio comodo, mano destra sul cornicione del songwriting, la sinistra sulla busta sorpresa del giornalaio, all’interno tanto romanticismo, l’adolescenza alle porte, i colori che col passare degli inverni prendono calore (colore) nel loro caleidoscopio temporale, il giorno di Natale è così agrodolce…(!)

La ringhierà mira le luci della città, cornicioni spiano le persiane che si chiudono a fatica. Andando via dalle stanze fredde, la calma tende ad anestetizzarci. La quiete è una chitarra acustica che scivola come i pomeriggi perfetti che prologano il tramonto nel buio.

Ho raggiunto Adele via mail.



Silently, Quietly, Going Away è un lavoro indubbiamente intimo, è tattile la sensibilità della sua scrittura. Quest’ultimo è stato apprezzato e suonato tanto in giro. Te lo aspettavi durante la gestazione del disco?!


No, non me l’aspettavo. Ovviamente ci speravo parecchio, visto che tenevo e tengo molto a queste canzoni, ma non era affatto una cosa che davo per scontata.


In questo momento storico c’è un evidente ritorno agli anni novanta. Contorni stilistici e concept ne accolgono le spoglie riportandone in vita il ricordo. Un prisma in technicolor che ruota sulla speranza di quel nuovo millennio alle porte che si scoprirà confuso e non privo di paure. In Any Other, aldilà delle gambe rannicchiate nel felpone, ho intravisto quell’incompiuta esigenza di salvezza che avvolgeva quegli anni, la culla di quella malinconia quanto fa parte della tua penna?


Credo parecchio, anche solo per il semplice fatto che io sono nata in quegli anni. Inoltre, molte delle cose che mi hanno “formata” musicalmente vengono da quel decennio, quindi forse sono stata influenzata anche dall’umore che si ritrova in certi dischi usciti in quel momento.


Circa dieci anni fa eravamo tanto allarmati dal downloading, l’abuso dell’ascolto in streaming ha preso il sopravvento negli ultimi anni ed è anche molto peggio del ricordo della “incoming folder”. Intanto il mainstream è diventato talent show, l’indie molte volte indipendente non è; anni strani per la musica in generale?


Onestamente non mi pongo il problema in modo definitivo, nel senso che non ho una risposta a questa domanda. Io ho la mia visione di cosa significhi fare musica e di come voglio farla, perciò l’unica cosa che mi interessa è continuare a farla in certi termini e fare in modo di supportare chi la fa nella stessa ottica che piace a me.


Hai chiara, a larghe linee, la forma del prossimo capitolo?


Sì, a grandi linee sì. Sto scrivendo le canzoni nuove e sono soddisfatta perché mi sento che piano piano sto crescendo e sto andando in una direzione precisa. Quindi bene, insomma.


Immagina un tour infinito, porta con te un libro, un disco e un sogno da voler realizzare.


Visto che non so rispondere a questo tipo di domanda, ti dico che sto leggendo “Liberazione animale” di Peter Singer e sto ascoltando molto “Half Way Home” di Angel Olsen. Il sogno non lo so nemmeno io, ma diciamo che ci sto lavorando.




Angelo Sava
marzo, 2016

Ci sono parole importanti che andrebbero percepite e assorbite con lentezza, metabolizzare gli interpreti e i loro frutti con la lentezza dell’attesa di una ghost track, la ricerca della cassetta b-side rannicchiata in chissà quale cassetto.

Any Other (Adele Nigro, Erica Lonardi e Marco Giudici) sono un appiglio comodo, mano destra sul cornicione del songwriting, la sinistra sulla busta sorpresa del giornalaio, all’interno tanto romanticismo, l’adolescenza alle porte, i colori che col passare degli inverni prendono calore (colore) nel loro caleidoscopio temporale, il giorno di Natale è così agrodolce…(!)

La ringhierà mira le luci della città, cornicioni spiano le persiane che si chiudono a fatica. Andando via dalle stanze fredde, la calma tende ad anestetizzarci. La quiete è una chitarra acustica che scivola come i pomeriggi perfetti che prologano il tramonto nel buio.

Ho raggiunto Adele via mail.


Silently, Quietly, Going Away è un lavoro indubbiamente intimo, è tattile la sensibilità della sua scrittura. Quest’ultimo è stato apprezzato e suonato tanto in giro. Te lo aspettavi durante la gestazione del disco?!

No, non me l’aspettavo. Ovviamente ci speravo parecchio, visto che tenevo e tengo molto a queste canzoni, ma non era affatto una cosa che davo per scontata.

In questo momento storico c’è un evidente ritorno agli anni novanta. Contorni stilistici e concept ne accolgono le spoglie riportandone in vita il ricordo. Un prisma in technicolor che ruota sulla speranza di quel nuovo millennio alle porte che si scoprirà confuso e non privo di paure. In Any Other, aldilà delle gambe rannicchiate nel felpone, ho intravisto quell’incompiuta esigenza di salvezza che avvolgeva quegli anni, la culla di quella malinconia quanto fa parte della tua penna?

Credo parecchio, anche solo per il semplice fatto che io sono nata in quegli anni. Inoltre, molte delle cose che mi hanno “formata” musicalmente vengono da quel decennio, quindi forse sono stata influenzata anche dall’umore che si ritrova in certi dischi usciti in quel momento.

Circa dieci anni fa eravamo tanto allarmati dal downloading, l’abuso dell’ascolto in streaming ha preso il sopravvento negli ultimi anni ed è anche molto peggio del ricordo della “incoming folder”. Intanto il mainstream è diventato talent show, l’indie molte volte indipendente non è; anni strani per la musica in generale?

Onestamente non mi pongo il problema in modo definitivo, nel senso che non ho una risposta a questa domanda. Io ho la mia visione di cosa significhi fare musica e di come voglio farla, perciò l’unica cosa che mi interessa è continuare a farla in certi termini e fare in modo di supportare chi la fa nella stessa ottica che piace a me.

Hai chiara, a larghe linee, la forma del prossimo capitolo?

Sì, a grandi linee sì. Sto scrivendo le canzoni nuove e sono soddisfatta perché mi sento che piano piano sto crescendo e sto andando in una direzione precisa. Quindi bene, insomma.

Immagina un tour infinito, porta con te un libro, un disco e un sogno da voler realizzare.

Visto che non so rispondere a questo tipo di domanda, ti dico che sto leggendo “Liberazione animale” di Peter Singer e sto ascoltando molto “Half Way Home” di Angel Olsen. Il sogno non lo so nemmeno io, ma diciamo che ci sto lavorando.



Angelo Sava
marzo, 2016