Ho ascoltato per la prima volta i Be Forest nel 2011, ritrovandomi improvvisamente all’interno di una gemma dalla tonalità più fredda. Le mani hanno patito il freddo, lo sguardo sugli aliti che vaporizzano gli argini della bocca. Pezzi di ghiaccio cadono per renderci consci del dolore, che potrà in qualche modo servirci a salvarci. Se Cold, nella sua doppia lama di post-rock e dark-wave è stato capace di presentarci i Be Forest per quella immagine irreale viva anche all’oggi, il successivo Earthbeat è stato di certo un album più dinamico, allo stesso tempo flemmatico e fuori dal tempo; una sfera di vetro all’ingiù che imbianca di neve tutto il paesaggio. Prima dell’uscita di Glow (singolo uscito per Coward Records, registrato da Steve Scanu) speravo nell’addizione dei sound dei dischi precedenti, il mio personalissimo equilibrio tra dritto e bolla, e infondo in questo ardere ritrovo la mia pozione perfetta. Glow è quasi una promessa e ne preserva l’importanza, una luce si accende ma non potrà illuminarci per sempre, è solo una chance per chi ci sta cercando. E’ il perdono a tenderci la mano. Potremmo mutare o rimanere tali e quali nel nostro bagliore, non è importante, la notte dei Be Forest è una veglia romantica in cui dominare se stessi nell’ombra. Ho cenato con Costanza, Nicola e Erica. Personalità che messe a confronto sono molto diverse, che allo stesso tempo hanno raggiunto la simbiosi perfetta, ognuno di loro diverso dall’altro, ma complementari. Abbiam parlato di quelle fasi pre-disco in cui tutto può diventare Tutto, ed è stato meraviglioso. Dopo l’uscita di Glow, tra tour in Europa e festival estivi, i ragazzi metteranno le basi per il terzo capitolo. Il punto di forza dei Be Forest è la consapevolezza dei propri mezzi, vince la voglia di soddisfare se stessi prima degli altri. L’importanza di entrare in sala parto con una creatura in grembo che rappresenti le loro identità vince su tutto e con leggerezza disarmante si guarda il passato e gli eventi che si sono susseguiti; dividere il mainstage con gli Slowdive, due tour in America, la partecipazione a KEXP e tante altre piccole e grandi soddisfazioni. Sentirsi man mano sempre più adulti e con responsabilità sempre più grandi non reca turbolenze al trio pesarese, ma fa da traino al voler fare sempre meglio, la fame è tanta e va a pari passo con la calma e lucidità di entrare natural durante nel terzo capitolo che in tanti attendono. We can change or stay the same we are all stars.


Ho ascoltato per la prima volta i Be Forest nel 2011, ritrovandomi improvvisamente all’interno di una gemma dalla tonalità più fredda. Le mani hanno patito il freddo, lo sguardo sugli aliti che vaporizzano gli argini della bocca. Pezzi di ghiaccio cadono per renderci consci del dolore, che potrà in qualche modo servirci a salvarci. Se Cold, nella sua doppia lama di post-rock e dark-wave è stato capace di presentarci i Be Forest per quella immagine irreale viva anche all’oggi, il successivo Earthbeat è stato di certo un album più dinamico, allo stesso tempo flemmatico e fuori dal tempo; una sfera di vetro all’ingiù che imbianca di neve tutto il paesaggio. Prima dell’uscita di Glow (singolo uscito per Coward Records, registrato da Steve Scanu) speravo nell’addizione dei sound dei dischi precedenti, il mio personalissimo equilibrio tra dritto e bolla, e infondo in questo ardere ritrovo la mia pozione perfetta. Glow è quasi una promessa e ne preserva l’importanza, una luce si accende ma non potrà illuminarci per sempre, è solo una chance per chi ci sta cercando. E’ il perdono a tenderci la mano. Potremmo mutare o rimanere tali e quali nel nostro bagliore, non è importante, la notte dei Be Forest è una veglia romantica in cui dominare se stessi nell’ombra. Ho cenato con Costanza, Nicola e Erica. Personalità che messe a confronto sono molto diverse, che allo stesso tempo hanno raggiunto la simbiosi perfetta, ognuno di loro diverso dall’altro, ma complementari. Abbiam parlato di quelle fasi pre-disco in cui tutto può diventare Tutto, ed è stato meraviglioso. Dopo l’uscita di Glow, tra tour in Europa e festival estivi, i ragazzi metteranno le basi per il terzo capitolo. Il punto di forza dei Be Forest è la consapevolezza dei propri mezzi, vince la voglia di soddisfare se stessi prima degli altri. L’importanza di entrare in sala parto con una creatura in grembo che rappresenti le loro identità vince su tutto e con leggerezza disarmante si guarda il passato e gli eventi che si sono susseguiti; dividere il mainstage con gli Slowdive, due tour in America, la partecipazione a KEXP e tante altre piccole e grandi soddisfazioni. Sentirsi man mano sempre più adulti e con responsabilità sempre più grandi non reca turbolenze al trio pesarese, ma fa da traino al voler fare sempre meglio, la fame è tanta e va a pari passo con la calma e lucidità di entrare natural durante nel terzo capitolo che in tanti attendono. We can change or stay the same we are all stars.


Angelo Sava
febbraio, 2016


Angelo Sava
febbraio, 2016