Annalisa, Clara e Stefano sono i Buckingum Palace, Macedonia (XO/Cabezon Records- 2017) è la prima orma ufficiale nel viscido terriccio del panorama italiano. Un power trio che rende le sonorità dei propri pezzi spazi aperti, più occhi si aprono su scenari ariosi e deturpati, l’improvviso susseguirsi degli anni, l’incombere di tralicci elettrici, pale eoliche e autostrade in un paesaggio che un tempo ammiccava solo l’orizzonte. In un connubio di dissonanze malinconiche appese tra l’amo e il methrock, i Buckingum Palace custodiscono passaggi narrativi dell’alternative di fine anni 90, dando vita a colori che nella stanza dei ricordi annichiliscono con un forte senso di incompiuto.



I Buckingum Palace mi ricordano un sacco di cose, i reef dei primi dischi dei Foals, la narrativa degli Scisma e tutto quello che oggi fa parte del nuova scia made in italy catalogata dai più come mathrock. Credo che la cosa più importante siano le canzoni, le vostre sono molto belle. Chi sono i Buckingum Palace?


Siamo Annalisa Vetrugno al basso, Stefano Capoccia alla chitarra e Clara Romita alla batteria. Tutti e tre alla voce. Sostanzialmente siamo tre malcapitati, chi per un motivo e chi per un altro... E questo ci rende possibile lavorare insieme con discreti risultati. Ci piace suonare e ne sentiamo disperatamente la necessità perché non riusciamo ad esprimerci in altre maniere. Neanche tra di noi è una passeggiata comunicare. Musicalmente veniamo dagli ascolti più disparati che però hanno come centro nevralgico la musica anni novanta, a tutto tondo: dall'indie al post-hardcore stile Cap'n Jazz o American Football, math alla Don Caballero, slowcore alla Duster, Low, al post rock per prendere il discorso più alla larga, è tutto molto presente nel nostro modo di suonare e di approcciarci alle cose di ogni giorno.


La Puglia; il sole, il mare e il vento. Per fortuna ci siete anche voi. Lo stereotipo del sud Italia, nel bene e nel male, è qualcosa che vi appartiene?


E' sempre difficile riuscire a capire se si calza o meno in uno stereotipo, perché è una cosa talmente definita e chiara che la si riconosce a fatica. Per certi versi la realtà del sud Italia ce l'abbiamo dentro, almeno la parte che riguarda il sole il mare (il vento un po' meno) e la pace che ne deriva, perché quando si è individui irrequieti per gran parte del proprio tempo, l'idea di poter trovare un'oasi lontana dalla frenesia fa gola. E forse anche per il fatto che siamo poveri. Ma quello solo un po'. Se dobbiamo vedere la cosa da un punto di vista più serio invece ci sentiamo solo soffocati da quella sorta di paradiso apparente, stile miraggio nel deserto, che è la Puglia, specie per chi come noi vorrebbe poter lavorare in un campo poco ortodosso come quello musicale. Qui è come una sorta di famiglia mulino bianco, tutti fratelli di tutti. Ovviamente ad un occhio superficiale.


Tutta questa gioia viene dallo spazio, Macedonia è un disco malinconico. In un concept così homesick da Domenica pomeriggio, la gioia sembra essere catalizzata dalla pioggia che da vero e proprio gaudio.


Questo sempre a proposito del sole, del mare, del vento... Il concetto standard di gioia è una cosa da cui siamo abbastanza distanti. Abbiamo il nostro modo di gioire però: il sole può anche dare tante seccature a volte e può essere sorprendentemente sostituito da un temporale estivo che faccia girare il vento.


C’è qualcosa che vi fa incazzare tanto? Cosa?


Parecchie cose. Avere le mani legate, ad esempio. Circostanza assai antipatica.


In Italia (e non solo) far della musica un lavoro “è uno strazio”, cosa fanno Annalisa, Clara e Stefano per tirare a campare?


Stefano studia ingegneria e ci ammorba coi suoi discorsi sul missaggio, mastering, emulazioni di banchi analogici, roba del genere. Clara ha un bed and breakfast, ma in realtà ascolta dischi al pc della reception. Anna suona ovunque e con chiunque le è possibile, aldilà dei buckingum, perché dice di essere incapace a fare qualsiasi altra cosa. E ha ragione.


Tour infinito, portate con voi libro, disco e sogno da voler realizzare.


Scegliamo tre cose a testa, perché siamo totalmente inconciliabili, come al solito.

Clara - “Enciclopedia della New Wave di Bukszpan, o se questo non vale, senza dubbio direi La Fata Carabina di Pennac. Disco Pink Moon di Nick Drake. Non ho altri obbiettivi aldilà di arrivare ad alti livelli con la musica. Il cosiddetto “realizzarsi”. Il che significherebbe avere più soldi e due piccioni con una fava.”

Stefano - “Difficile scegliere un disco solamente, anche perché non sono particolarmente legato ad uno in particolare. Dovendo scegliere in questo preciso istante direi black sands di bonobo. Riguardo al libro risponderei il piccolo principe, e riguardo ai miei obiettivi invece vorrei avere una casa isolata dal mondo piena di strumenti musicali e adibita a studio di registrazione”

Annalisa - “I libri hanno da anni perso ogni potere attrattivo su di me, mea culpa. Comunque un tempo il mio libro preferito era Lolita di Nabokov. Il disco che porterei è una questione delicata e molto relativa, ma in questo momento direi Conqueror degli Jesu. il sogno da realizzare è la pace nel mondo. No, vorrei fare la musicista di professione, primariamente, e anche diventare quel poco importante da poter spingere e produrre i gruppi che mi piacciono.”




Angelo Sava
marzo, 2017

Annalisa, Clara e Stefano sono i Buckingum Palace, Macedonia (XO/Cabezon Records- 2017) è la prima orma ufficiale nel viscido terriccio del panorama italiano. Un power trio che rende le sonorità dei propri pezzi spazi aperti, più occhi si aprono su scenari ariosi e deturpati, l’improvviso susseguirsi degli anni, l’incombere di tralicci elettrici, pale eoliche e autostrade in un paesaggio che un tempo ammiccava solo l’orizzonte. In un connubio di dissonanze malinconiche appese tra l’amo e il methrock, i Buckingum Palace custodiscono passaggi narrativi dell’alternative di fine anni 90, dando vita a colori che nella stanza dei ricordi annichiliscono con un forte senso di incompiuto.


I Buckingum Palace mi ricordano un sacco di cose, i reef dei primi dischi dei Foals, la narrativa degli Scisma e tutto quello che oggi fa parte del nuova scia made in italy catalogata dai più come mathrock. Credo che la cosa più importante siano le canzoni, le vostre sono molto belle. Chi sono i Buckingum Palace?

Siamo Annalisa Vetrugno al basso, Stefano Capoccia alla chitarra e Clara Romita alla batteria. Tutti e tre alla voce. Sostanzialmente siamo tre malcapitati, chi per un motivo e chi per un altro... E questo ci rende possibile lavorare insieme con discreti risultati. Ci piace suonare e ne sentiamo disperatamente la necessità perché non riusciamo ad esprimerci in altre maniere. Neanche tra di noi è una passeggiata comunicare. Musicalmente veniamo dagli ascolti più disparati che però hanno come centro nevralgico la musica anni novanta, a tutto tondo: dall'indie al post-hardcore stile Cap'n Jazz o American Football, math alla Don Caballero, slowcore alla Duster, Low, al post rock per prendere il discorso più alla larga, è tutto molto presente nel nostro modo di suonare e di approcciarci alle cose di ogni giorno.

La Puglia; il sole, il mare e il vento. Per fortuna ci siete anche voi. Lo stereotipo del sud Italia, nel bene e nel male, è qualcosa che vi appartiene?

E' sempre difficile riuscire a capire se si calza o meno in uno stereotipo, perché è una cosa talmente definita e chiara che la si riconosce a fatica. Per certi versi la realtà del sud Italia ce l'abbiamo dentro, almeno la parte che riguarda il sole il mare (il vento un po' meno) e la pace che ne deriva, perché quando si è individui irrequieti per gran parte del proprio tempo, l'idea di poter trovare un'oasi lontana dalla frenesia fa gola. E forse anche per il fatto che siamo poveri. Ma quello solo un po'. Se dobbiamo vedere la cosa da un punto di vista più serio invece ci sentiamo solo soffocati da quella sorta di paradiso apparente, stile miraggio nel deserto, che è la Puglia, specie per chi come noi vorrebbe poter lavorare in un campo poco ortodosso come quello musicale. Qui è come una sorta di famiglia mulino bianco, tutti fratelli di tutti. Ovviamente ad un occhio superficiale.

Tutta questa gioia viene dallo spazio, Macedonia è un disco malinconico. In un concept così homesick da Domenica pomeriggio, la gioia sembra essere catalizzata dalla pioggia che da vero e proprio gaudio.

Questo sempre a proposito del sole, del mare, del vento... Il concetto standard di gioia è una cosa da cui siamo abbastanza distanti. Abbiamo il nostro modo di gioire però: il sole può anche dare tante seccature a volte e può essere sorprendentemente sostituito da un temporale estivo che faccia girare il vento.

C’è qualcosa che vi fa incazzare tanto? Cosa?

Parecchie cose. Avere le mani legate, ad esempio. Circostanza assai antipatica.

In Italia (e non solo) far della musica un lavoro “è uno strazio”, cosa fanno Annalisa, Clara e Stefano per tirare a campare?

Stefano studia ingegneria e ci ammorba coi suoi discorsi sul missaggio, mastering, emulazioni di banchi analogici, roba del genere. Clara ha un bed and breakfast, ma in realtà ascolta dischi al pc della reception. Anna suona ovunque e con chiunque le è possibile, aldilà dei buckingum, perché dice di essere incapace a fare qualsiasi altra cosa. E ha ragione.

Tour infinito, portate con voi libro, disco e sogno da voler realizzare.

Scegliamo tre cose a testa, perché siamo totalmente inconciliabili, come al solito.

Clara - “Enciclopedia della New Wave di Bukszpan, o se questo non vale, senza dubbio direi La Fata Carabina di Pennac. Disco Pink Moon di Nick Drake. Non ho altri obbiettivi aldilà di arrivare ad alti livelli con la musica. Il cosiddetto “realizzarsi”. Il che significherebbe avere più soldi e due piccioni con una fava.”

Stefano - “Difficile scegliere un disco solamente, anche perché non sono particolarmente legato ad uno in particolare. Dovendo scegliere in questo preciso istante direi black sands di bonobo. Riguardo al libro risponderei il piccolo principe, e riguardo ai miei obiettivi invece vorrei avere una casa isolata dal mondo piena di strumenti musicali e adibita a studio di registrazione”

Annalisa - “I libri hanno da anni perso ogni potere attrattivo su di me, mea culpa. Comunque un tempo il mio libro preferito era Lolita di Nabokov. Il disco che porterei è una questione delicata e molto relativa, ma in questo momento direi Conqueror degli Jesu. il sogno da realizzare è la pace nel mondo. No, vorrei fare la musicista di professione, primariamente, e anche diventare quel poco importante da poter spingere e produrre i gruppi che mi piacciono.”



Angelo Sava
marzo, 2017