Ho sempre visto la musica come qualcosa di personale, una tessitura che in qualche maniera completa la pelle di ognuno di noi. I Fratelli Calafuria sono stati parte integrante di un periodo della mia vita, anni fa il loro disco d’esordio è stato un puzzle perfetto per delle dinamiche che all’oggi non riesco ancora a spiegare nitidamente. Un disco, Del Fregarsene Di Tutto E Del Non Fregarsene di Niente, che è stato specchio del mio fegato, voce del mio stomaco. Un lavoro che superficialmente pare “spumeggiante, tutto da ballare” ma che in realtà narra cicatrici che hanno fatto trama di sensibilità le mie mani, i miei occhi. La mia vita. I Fratelli Calafuria vantano nel 2016 tre dischi all’attivo e numerosissime date in Italia. Una realtà, che rimane dal mio personale punto di vista, sottovalutata, mai capiti fino in fondo dal panorama made in Italy. Ho intervistato Andrea Volontè (voce, chitarra e penna della band milanese) scambiando pareri sul passato e sul nuovissimo lavoro Prove Complesse;



Ero nella mia Fiat Panda Young e macinavo spesso km con i vostri pezzi, il tutto accadde al minuto 2.52 del brano Cresico Memè tratto dal vostro album d’esordio Del Fregarsene Di Tutto E Del Non Fregarsene Di Niente, credo che è stato in quel preciso istante che compresi l’importanza di quel disco. Un album che per molti è stato vivace e spumeggiante (tutto da ballare), per me melodrammatico, pezzi che dietro i chitarroni isterici, celano un significato molto più profondo. Quanta coscienza conservate del vostro primo lavoro?


È un album che ha avuto una gestazione interminabile, e una volta finito è rimasto parcheggiato per quasi due anni prima di uscire. Ricordo questa attesa inutile e sfiancante. Molti brani li suonavamo live già da un pezzo ed entrati in studio siamo andati ad occhi chiusi, altri sono stati frutto di lavoracci monta/smonta/cambia/ripensaci. Certi ancora oggi ci divertiamo a suonarli come fosse la prima volta, ma gran parte dell'album personalmente non riesco più ad ascoltarlo, ho fatto indigestione. Lo vedo comunque come un tassello importante se non per noi direttamente, perlomeno per le tante persone che ci hanno conosciuto in quel frangente. Allora c'era Brand New, le radio erano disponibili, una band emergente poteva permettersi di raggiungere un pubblico molto vasto con un videoclip fatto in casa, cosa che se vogliamo adesso è ancor più semplice, ma altrettanto semplice è che qualsiasi proposta vada a perdersi in un mare random di dati.


In Musica Rovinata, il secondo capitolo, avete virato in una nuova dimensione approcciando nuovi suoni e integrando “pulsantoni”, rimanendo nei contenuti quel biadesivo che tiene stretto a se ironia e malinconia, lo stesso dipinto è presente anche in Prove Complesse (Woodworm / Audioglobe - 2015) che è un ritorno ai chitarroni, pensando ai Fratelli Calafuria qual è la prima cosa che vi verrebbe da disegnare su un pezzo di carta?


Lo scarabocchio perfetto. Questo è il nostro sogno. Un gesto sempre più libero e naif in forme e modi via via più lucidi, adulti e raffinati. Ludico/lucido. Questo scollamento, una sorta di bipolarismo o istrionismo controllato. Poi certo, stiamo parlando di canzonette rock da tre minuti e mezzo. Ma a noi piace sognare, e soprattutto scarabocchiare.


Ho sempre avuto l’impressione che ai Calafuria freghi ben poco della “scena” e dei suoi meccanismi, sbaglio nel pensare che avete sempre fatto quello che volevate con la giusta leggerezza senza guardare gli altri?!


Mi diverte immaginare l'indie italico come una portineria, un gigantesco androne dove rimbombano flussi di parole al vento, rumorii di tastiere di laptop e ammiccamenti vari in un transito disordinato di proseliti pronti a cambiare il verso del pollice e saltare al volo sull'ascensore più veloce. Per fortuna si suona anche, ogni tanto, sennò sai che palle. Ecco noi preferiamo questa versione con gli strumenti in mano, del resto ci è sempre importato poco o niente, questo forse è il motivo per cui siamo cani sciolti. Ma non si pensi che la suddetta leggerezza sia sinonimo di approssimazione o menefreghismo. Guardiamo continuamente il lavoro altrui in maniera umile e critica, e ci torturiamo anche troppo sul perchè e percome della musica in generale, gli sbagli fatti e gli sbatti da fare. È che raramente abbiamo incontrato persone o band che suonano col nostro stesso movente o in cui ritrovare la stessa scintilla che ci scatena.


La sensibilità dei Fratelli Calafuria è sempre dettata dal numero di Cicatrici?


Sempre.


Immaginate un tour infinito, dovete portare con voi un disco, un libro e un sogno da voler realizzare.


Un disco: il White Album dei Beatles.
Un libro: “Disastri” di Daniil Charms.
Il tour infinito è esso stesso il sogno da realizzare.




Angelo Sava
marzo, 2016

Ho sempre visto la musica come qualcosa di personale, una tessitura che in qualche maniera completa la pelle di ognuno di noi. I Fratelli Calafuria sono stati parte integrante di un periodo della mia vita, anni fa il loro disco d’esordio è stato un puzzle perfetto per delle dinamiche che all’oggi non riesco ancora a spiegare nitidamente. Un disco, Del Fregarsene Di Tutto E Del Non Fregarsene di Niente, che è stato specchio del mio fegato, voce del mio stomaco. Un lavoro che superficialmente pare “spumeggiante, tutto da ballare” ma che in realtà narra cicatrici che hanno fatto trama di sensibilità le mie mani, i miei occhi. La mia vita. I Fratelli Calafuria vantano nel 2016 tre dischi all’attivo e numerosissime date in Italia. Una realtà, che rimane dal mio personale punto di vista, sottovalutata, mai capiti fino in fondo dal panorama made in Italy. Ho intervistato Andrea Volontè (voce, chitarra e penna della band milanese) scambiando pareri sul passato e sul nuovissimo lavoro Prove Complesse;


Ero nella mia Fiat Panda Young e macinavo spesso km con i vostri pezzi, il tutto accadde al minuto 2.52 del brano Cresico Memè tratto dal vostro album d’esordio Del Fregarsene Di Tutto E Del Non Fregarsene Di Niente, credo che è stato in quel preciso istante che compresi l’importanza di quel disco. Un album che per molti è stato vivace e spumeggiante (tutto da ballare), per me melodrammatico, pezzi che dietro i chitarroni isterici, celano un significato molto più profondo. Quanta coscienza conservate del vostro primo lavoro?

È un album che ha avuto una gestazione interminabile, e una volta finito è rimasto parcheggiato per quasi due anni prima di uscire. Ricordo questa attesa inutile e sfiancante. Molti brani li suonavamo live già da un pezzo ed entrati in studio siamo andati ad occhi chiusi, altri sono stati frutto di lavoracci monta/smonta/cambia/ripensaci. Certi ancora oggi ci divertiamo a suonarli come fosse la prima volta, ma gran parte dell'album personalmente non riesco più ad ascoltarlo, ho fatto indigestione. Lo vedo comunque come un tassello importante se non per noi direttamente, perlomeno per le tante persone che ci hanno conosciuto in quel frangente. Allora c'era Brand New, le radio erano disponibili, una band emergente poteva permettersi di raggiungere un pubblico molto vasto con un videoclip fatto in casa, cosa che se vogliamo adesso è ancor più semplice, ma altrettanto semplice è che qualsiasi proposta vada a perdersi in un mare random di dati.

In Musica Rovinata, il secondo capitolo, avete virato in una nuova dimensione approcciando nuovi suoni e integrando “pulsantoni”, rimanendo nei contenuti quel biadesivo che tiene stretto a se ironia e malinconia, lo stesso dipinto è presente anche in Prove Complesse (Woodworm / Audioglobe - 2015) che è un ritorno ai chitarroni, pensando ai Fratelli Calafuria qual è la prima cosa che vi verrebbe da disegnare su un pezzo di carta?

Lo scarabocchio perfetto. Questo è il nostro sogno. Un gesto sempre più libero e naif in forme e modi via via più lucidi, adulti e raffinati. Ludico/lucido. Questo scollamento, una sorta di bipolarismo o istrionismo controllato. Poi certo, stiamo parlando di canzonette rock da tre minuti e mezzo. Ma a noi piace sognare, e soprattutto scarabocchiare.

Ho sempre avuto l’impressione che ai Calafuria freghi ben poco della “scena” e dei suoi meccanismi, sbaglio nel pensare che avete sempre fatto quello che volevate con la giusta leggerezza senza guardare gli altri?!

Mi diverte immaginare l'indie italico come una portineria, un gigantesco androne dove rimbombano flussi di parole al vento, rumorii di tastiere di laptop e ammiccamenti vari in un transito disordinato di proseliti pronti a cambiare il verso del pollice e saltare al volo sull'ascensore più veloce. Per fortuna si suona anche, ogni tanto, sennò sai che palle. Ecco noi preferiamo questa versione con gli strumenti in mano, del resto ci è sempre importato poco o niente, questo forse è il motivo per cui siamo cani sciolti. Ma non si pensi che la suddetta leggerezza sia sinonimo di approssimazione o menefreghismo. Guardiamo continuamente il lavoro altrui in maniera umile e critica, e ci torturiamo anche troppo sul perchè e percome della musica in generale, gli sbagli fatti e gli sbatti da fare. È che raramente abbiamo incontrato persone o band che suonano col nostro stesso movente o in cui ritrovare la stessa scintilla che ci scatena.

La sensibilità dei Fratelli Calafuria è sempre dettata dal numero di Cicatrici?

Sempre.

Immaginate un tour infinito, dovete portare con voi un disco, un libro e un sogno da voler realizzare.

Un disco: il White Album dei Beatles.
Un libro: “Disastri” di Daniil Charms.
Il tour infinito è esso stesso il sogno da realizzare.



Angelo Sava
marzo, 2016