Un vestito che scosso dal vento perde tutta la sua umidità, il tramonto alle porte smuove le persiane, le foglie e i ricordi. Un amore perso non è un rimpianto, ma solo una lacrima nostalgica che ci fa apprezzare ancor di più il brivido delle misteriose conseguenze dei bivi, ci si stringe ad un nuovo odore sotto una coperta di flanella, la tisana scaldata ridona colore ai petali e una volta finita la tazza, spegneremo le luci di questa casa e tireremo fuori le candele. Ho intervistato i Comaneci;



Qualche mese fa ho avuto occasione di vedervi live. Sono stato travolto dalla vostra energia, durante il vostro show si manifesta un’aura a tratti fiabesca, polline che danza nel vento. Un disegno fedele al passo delicato e rapido di un ginnasta, immaginandolo libero nella natura, fuori la gabbia delle palestre. Questo scenario è sempre stato un vostro automatismo?


La delicatezza è effettivamente una delle caratteristiche più evidenti del nostro lavoro, e anche il rapporto con la natura, ma se dobbiamo richiamare un immaginario naturale ci piace pensare ad una natura cruda e a tratti inquietante, in cui la delicatezza è una necessità di sopravvivenza.


Avete macinato parecchie date e siete riusciti in poco tempo a farvi apprezzare da tutti. Vantate una colonna sonora per il film “Acciaio” di Stefano Mordini, la musica per uno spot tv per il Ministero dei Beni culturali e un remix del vostro brano “Satisfied Girl” fatto da Gigi D’agostino, quest’ultimo fa strano e fa tanto sorridere. Avete una proprietà nascosta che vi permette comunicare qualcosa di positivo a tutti aldilà dei generi, ne siete coscienti?


La curiosità verso tutto ciò che è nuovo non deve mai mancare. Il nostro progetto esiste ormai da più di dieci anni e, come in ogni relazione amorosa, bisogna essere capaci di rinnovarsi e sorprendersi per mantenere l'intensità. Ci divertiamo ancora molto a suonare e ad accettare sfide sempre nuove, speriamo che questo venga percepito anche da chi ci ascolta.


I vostri contenuti racchiudono un romanticismo che anche in assenza di lieto fine, pare voglia anestetizzare, l’agrodolce è molto presente nei vostri testi, quanto ha influito la letteratura nel vostro background?


Siamo entrambi lettori molto appassionati, e spesso ci ritroviamo a confrontarci sulle nostre letture, che poi diventano fonte d'ispirazione per la scrittura dei testi e delle musiche. Ci troviamo più spesso influenzati dai libri che leggiamo piuttosto che dai dischi. L'agrodolce invece viene fuori da solo, ci disegnano così.


Tornando a parlare di musica, quali sono le vostre influenze più ricorrenti? Il folk acustico dei primi anni sembra aver diviso la soffitta con la scena cantautorale americana della prima metà degli anni novanta, centellinata da incursioni più moderne ammiccanti il nord Europa. Probabilmente è solo una mia impressione.


Facciamo ascolti molto diversi, anche se entrambi siamo cresciuti con la musica alternativa statunitense, con qualche fuga nell'hardcore. Adesso ascoltiamo senza troppi problemi St. Vincent come le orchestre di Gamelan giavanesi, ma ci rimane un modo di fare comunque legato al DIY, inteso come necessità di praticità e immediatezza.


Il prossimo capitolo/disco quanto è vicino? Ci saranno delle sorprese?


Le sorprese sono sempre dietro l'angolo, come direbbe David Lynch. Il nuovo disco è in preparazione ma parlarne sarebbe assolutamente prematuro. Le idee sono tante e bisogna decidere se fare un po' d'ordine nel caos o lasciarsi completamente travolgere, vedremo.


Immaginate un tour infinito, dovete portare in viaggio con voi un disco, un libro e un sogno da voler realizzare.


Rispondendo realisticamente a questa domanda si potrebbe anche dire che il tour infinito lo stiamo già facendo, i dischi li abbiamo tutti in macchina, un libro non basta mai quindi siamo sulla buona strada per realizzare tutti i nostri sogni.




Angelo Sava
marzo, 2016

Un vestito che scosso dal vento perde tutta la sua umidità, il tramonto alle porte smuove le persiane, le foglie e i ricordi. Un amore perso non è un rimpianto, ma solo una lacrima nostalgica che ci fa apprezzare ancor di più il brivido delle misteriose conseguenze dei bivi, ci si stringe ad un nuovo odore sotto una coperta di flanella, la tisana scaldata ridona colore ai petali e una volta finita la tazza, spegneremo le luci di questa casa e tireremo fuori le candele. Ho intervistato i Comaneci;


Qualche mese fa ho avuto occasione di vedervi live. Sono stato travolto dalla vostra energia, durante il vostro show si manifesta un’aura a tratti fiabesca, polline che danza nel vento. Un disegno fedele al passo delicato e rapido di un ginnasta, immaginandolo libero nella natura, fuori la gabbia delle palestre. Questo scenario è sempre stato un vostro automatismo?

La delicatezza è effettivamente una delle caratteristiche più evidenti del nostro lavoro, e anche il rapporto con la natura, ma se dobbiamo richiamare un immaginario naturale ci piace pensare ad una natura cruda e a tratti inquietante, in cui la delicatezza è una necessità di sopravvivenza.

Avete macinato parecchie date e siete riusciti in poco tempo a farvi apprezzare da tutti. Vantate una colonna sonora per il film “Acciaio” di Stefano Mordini, la musica per uno spot tv per il Ministero dei Beni culturali e un remix del vostro brano “Satisfied Girl” fatto da Gigi D’agostino, quest’ultimo fa strano e fa tanto sorridere. Avete una proprietà nascosta che vi permette comunicare qualcosa di positivo a tutti aldilà dei generi, ne siete coscienti?

La curiosità verso tutto ciò che è nuovo non deve mai mancare. Il nostro progetto esiste ormai da più di dieci anni e, come in ogni relazione amorosa, bisogna essere capaci di rinnovarsi e sorprendersi per mantenere l'intensità. Ci divertiamo ancora molto a suonare e ad accettare sfide sempre nuove, speriamo che questo venga percepito anche da chi ci ascolta.

I vostri contenuti racchiudono un romanticismo che anche in assenza di lieto fine, pare voglia anestetizzare, l’agrodolce è molto presente nei vostri testi, quanto ha influito la letteratura nel vostro background?

Siamo entrambi lettori molto appassionati, e spesso ci ritroviamo a confrontarci sulle nostre letture, che poi diventano fonte d'ispirazione per la scrittura dei testi e delle musiche. Ci troviamo più spesso influenzati dai libri che leggiamo piuttosto che dai dischi. L'agrodolce invece viene fuori da solo, ci disegnano così.

Tornando a parlare di musica, quali sono le vostre influenze più ricorrenti? Il folk acustico dei primi anni sembra aver diviso la soffitta con la scena cantautorale americana della prima metà degli anni novanta, centellinata da incursioni più moderne ammiccanti il nord Europa. Probabilmente è solo una mia impressione.

Facciamo ascolti molto diversi, anche se entrambi siamo cresciuti con la musica alternativa statunitense, con qualche fuga nell'hardcore. Adesso ascoltiamo senza troppi problemi St. Vincent come le orchestre di Gamelan giavanesi, ma ci rimane un modo di fare comunque legato al DIY, inteso come necessità di praticità e immediatezza.

Il prossimo capitolo/disco quanto è vicino? Ci saranno delle sorprese?

Le sorprese sono sempre dietro l'angolo, come direbbe David Lynch. Il nuovo disco è in preparazione ma parlarne sarebbe assolutamente prematuro. Le idee sono tante e bisogna decidere se fare un po' d'ordine nel caos o lasciarsi completamente travolgere, vedremo.

Immaginate un tour infinito, dovete portare in viaggio con voi un disco, un libro e un sogno da voler realizzare.

Rispondendo realisticamente a questa domanda si potrebbe anche dire che il tour infinito lo stiamo già facendo, i dischi li abbiamo tutti in macchina, un libro non basta mai quindi siamo sulla buona strada per realizzare tutti i nostri sogni.



Angelo Sava
marzo, 2016