Abbiamo incontrato i Die Abete (Terni), realtà post-hardcore che non disdegna la fusione di vari scenari sonori nella propria pozione, la coagulazione dei riff ramifica l’arteria matrice del HC con articolazioni stoner e doom, il metal-core ci spia dall’altra parte della strada e a tratti ci urla qualcosa.

Scrittore Verace e Ragazzo Di Strada sono mix di sottogeneri che sottolineano la dote dei Die Abete e del disco d’esordio stesso (Tutto o Niente – 2014) di interpretare la propria attitudine in maniera del tutto personale senza rimaner sospesi nella confusione, figlia della fertilità delle tante realtà presenti dello stesso filone.



Dopo Tutto o Niente cosa ci dobbiamo aspettare?


Tutto o Niente non lasciava molti spazi liberi, a partire dal titolo piuttosto eloquente, della serie “prenditi ‘sta sberla”, quindi al sound molto potente si sono affiancate liriche aggressive, c’era molto istinto, anzi probabilmente era l’elemento più presente, considerando anche la modalità di registrazione in presa diretta che ha contribuito a spingerlo in quella direzione, che era quella che cercavamo due anni fa. 
 Per questo secondo lavoro direi che siamo più nervosi piuttosto che aggressivi, c’è molta adrenalina ma allo stesso tempo è più ragionato nel complesso. Sarà sicuramente “più veloce” in termini di bpm, aspettatevi una bella risposta al primo disco, non vediamo l’ora di tirarlo fuori.


Negli ultimi anni il post-hardcore è stato un sottogenere che è riuscito ad essere presente anche al di fuori del sottobosco underground, sbaglio a credere chi sia anche una conseguenza del momento storico che stiamo vivendo? La scossa sismica arriva sempre dal basso..


Non sbagli affatto, la sensazione che provo ascoltando hardcore e derivati da quando ho iniziato a suonare è che ha una carica liberatoria che non trovo in altri generi e non si tratta soltanto di musica ma anche del contesto che l’alimenta. Oggi siamo portati ad essere sempre più chiusi e distanti, isolati nello stare insieme, perdona la frase che può sembrare una stronzata, ma in realtà è così. Crescendo si è costretti a scendere sempre di più a compromessi a partire dal fatto che per vivere sei costretto a persistere in situazioni che eviteresti volentieri, dico questo non perché non ci piacciono i nostri lavori, anzi siamo piuttosto fortunati del lavoro che facciamo per campare, ma anche solamente trascorrere del tempo con persone che non frequenteresti mai, è una condanna dalla quale difficilmente puoi sfuggire, e ti condiziona. Per questo avere quattro ore alla settimana in cui tirare fuori tutto in sala prove, uno spazio solo per noi quattro è bellissimo. Uscendo dalle nostra mura poi, trovare un po' ovunque in Italia persone che vengono ai concerti ed hanno voglia di urlare e sudare, sfogarsi anche in uno scantinato o in casa di qualcuno che ti ha organizzato un concerto nel suo salotto, è sempre qualcosa che ci gasa molto. Credo che tutto questo aumenterà senza scadere in qualcosa di hype o artificiale, in questo momento mi sembra vi sia il terreno giusto dove portare violenza e tante band ad alimentarne la spinta.


Nella scena punk, conosciamo tutti l’importanza del “banchetto merch” e di come l’acquisto del vinile/disco/t-shirt sia importante per aiutare la scena indipendente a autogestirsi. Viviamo comunque nell’epoca in cui il downloading è stato vinto dallo streaming. La musica del futuro sarà sempre più liquida nella sua erogazione o il buon momento del vinile è destinato a proseguire?


Personalmente credo e spero che il vinile sia destinato a proseguire. Acquistare il merch è un momento importante di scambio e interazione, e per quanto a livello di margini economici, siamo sempre su cifre molto basse, c’è molta bellezza in tutto questo, quindi ok lo streaming, giustissimo anche il free download, ma il merch non sparirà mai. Nel nostro caso poi il DIY, oltre ad essere un’impostazione di pensiero per quanto riguarda la produzione del merch, è un vero e proprio dato di fatto, in quanto la totalità delle cose che sono presenti sul nostro banchetto sono effettivamente fatte in casa. Da qualche anno Lukas (l’altro batterista) si occupa della serigrafia di tutto il nostro materiale, convogliando questa esperienza in VORTICE, ovvero il suo studio di produzione artigianale di tutto ciò che è stampabile, dunque T-Shirt, shopper, packaging per cd e vinile, buttons ans so on..


Ci sono artisti della scena che stimate particolarmente?


In ordine sparso: gli Zeus, pietre miliari e macchine da guerra, gli Hate&Merda, per il loro senso di disperazione, i compagni di etichetta Bruuno, che usciranno con un gran disco, i Lags per i cori che fanno che sono fighissimi. Infine una persona che stimiamo molto è Francesco dei Montana, nominiamo lui piuttosto che la band perché da poco hanno cambiato interamente la lineup, ed è lui ad aver portato avanti il discorso, a breve uscirà il loro disco e siamo sicuri che non mancherà nel nostro furgone.


La fortuna non ha alcun senso, quindi bisogna solo sudare per raggiungere le proprie aspirazioni?


A dire il vero la intendevo in maniera più cinica, della serie quando non c’è speranza, appellarsi alla fortuna non serve a nulla, hai già perso.


Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, un libro e un sogno.


Eugenio: Ti rispondo di getto senza pensarci troppo, Four Tet - There Is Love in You, il Lercio di I. Welsh e il sogno di tornare intatto.

Marco: Mouse on the keys - An anxious object, qualsiasi libro di Murakami e il sogno che il tour non finisse mai.




Angelo Sava
marzo, 2016

Abbiamo incontrato i Die Abete (Terni), realtà post-hardcore che non disdegna la fusione di vari scenari sonori nella propria pozione, la coagulazione dei riff ramifica l’arteria matrice del HC con articolazioni stoner e doom, il metal-core ci spia dall’altra parte della strada e a tratti ci urla qualcosa.

Scrittore Verace e Ragazzo Di Strada sono mix di sottogeneri che sottolineano la dote dei Die Abete e del disco d’esordio stesso (Tutto o Niente – 2014) di interpretare la propria attitudine in maniera del tutto personale senza rimaner sospesi nella confusione, figlia della fertilità delle tante realtà presenti dello stesso filone.


Dopo Tutto o Niente cosa ci dobbiamo aspettare?

Tutto o Niente non lasciava molti spazi liberi, a partire dal titolo piuttosto eloquente, della serie “prenditi ‘sta sberla”, quindi al sound molto potente si sono affiancate liriche aggressive, c’era molto istinto, anzi probabilmente era l’elemento più presente, considerando anche la modalità di registrazione in presa diretta che ha contribuito a spingerlo in quella direzione, che era quella che cercavamo due anni fa. 
 Per questo secondo lavoro direi che siamo più nervosi piuttosto che aggressivi, c’è molta adrenalina ma allo stesso tempo è più ragionato nel complesso. Sarà sicuramente “più veloce” in termini di bpm, aspettatevi una bella risposta al primo disco, non vediamo l’ora di tirarlo fuori.

Negli ultimi anni il post-hardcore è stato un sottogenere che è riuscito ad essere presente anche al di fuori del sottobosco underground, sbaglio a credere chi sia anche una conseguenza del momento storico che stiamo vivendo? La scossa sismica arriva sempre dal basso..

Non sbagli affatto, la sensazione che provo ascoltando hardcore e derivati da quando ho iniziato a suonare è che ha una carica liberatoria che non trovo in altri generi e non si tratta soltanto di musica ma anche del contesto che l’alimenta. Oggi siamo portati ad essere sempre più chiusi e distanti, isolati nello stare insieme, perdona la frase che può sembrare una stronzata, ma in realtà è così. Crescendo si è costretti a scendere sempre di più a compromessi a partire dal fatto che per vivere sei costretto a persistere in situazioni che eviteresti volentieri, dico questo non perché non ci piacciono i nostri lavori, anzi siamo piuttosto fortunati del lavoro che facciamo per campare, ma anche solamente trascorrere del tempo con persone che non frequenteresti mai, è una condanna dalla quale difficilmente puoi sfuggire, e ti condiziona. Per questo avere quattro ore alla settimana in cui tirare fuori tutto in sala prove, uno spazio solo per noi quattro è bellissimo. Uscendo dalle nostra mura poi, trovare un po' ovunque in Italia persone che vengono ai concerti ed hanno voglia di urlare e sudare, sfogarsi anche in uno scantinato o in casa di qualcuno che ti ha organizzato un concerto nel suo salotto, è sempre qualcosa che ci gasa molto. Credo che tutto questo aumenterà senza scadere in qualcosa di hype o artificiale, in questo momento mi sembra vi sia il terreno giusto dove portare violenza e tante band ad alimentarne la spinta.

Nella scena punk, conosciamo tutti l’importanza del “banchetto merch” e di come l’acquisto del vinile/disco/t-shirt sia importante per aiutare la scena indipendente a autogestirsi. Viviamo comunque nell’epoca in cui il downloading è stato vinto dallo streaming. La musica del futuro sarà sempre più liquida nella sua erogazione o il buon momento del vinile è destinato a proseguire?

Personalmente credo e spero che il vinile sia destinato a proseguire. Acquistare il merch è un momento importante di scambio e interazione, e per quanto a livello di margini economici, siamo sempre su cifre molto basse, c’è molta bellezza in tutto questo, quindi ok lo streaming, giustissimo anche il free download, ma il merch non sparirà mai. Nel nostro caso poi il DIY, oltre ad essere un’impostazione di pensiero per quanto riguarda la produzione del merch, è un vero e proprio dato di fatto, in quanto la totalità delle cose che sono presenti sul nostro banchetto sono effettivamente fatte in casa. Da qualche anno Lukas (l’altro batterista) si occupa della serigrafia di tutto il nostro materiale, convogliando questa esperienza in VORTICE, ovvero il suo studio di produzione artigianale di tutto ciò che è stampabile, dunque T-Shirt, shopper, packaging per cd e vinile, buttons ans so on..

Ci sono artisti della scena che stimate particolarmente?

In ordine sparso: gli Zeus, pietre miliari e macchine da guerra, gli Hate&Merda, per il loro senso di disperazione, i compagni di etichetta Bruuno, che usciranno con un gran disco, i Lags per i cori che fanno che sono fighissimi. Infine una persona che stimiamo molto è Francesco dei Montana, nominiamo lui piuttosto che la band perché da poco hanno cambiato interamente la lineup, ed è lui ad aver portato avanti il discorso, a breve uscirà il loro disco e siamo sicuri che non mancherà nel nostro furgone.

La fortuna non ha alcun senso, quindi bisogna solo sudare per raggiungere le proprie aspirazioni?

A dire il vero la intendevo in maniera più cinica, della serie quando non c’è speranza, appellarsi alla fortuna non serve a nulla, hai già perso.

Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, un libro e un sogno.

Eugenio: Ti rispondo di getto senza pensarci troppo, Four Tet - There Is Love in You, il Lercio di I. Welsh e il sogno di tornare intatto.

Marco: Mouse on the keys - An anxious object, qualsiasi libro di Murakami e il sogno che il tour non finisse mai.



Angelo Sava
marzo, 2016