I Masai sono un trio di Torino nato nel 2013, il 29 Febbraio 2016 uscirà “Le Quarte Volte” (Greenfog records) fatica registrata a Genova e che racchiude in se un sound vivace che a tratti si rannicchia nella cupezza per esaltarne i momenti più gravidi di verità quotidiana, un po’ come gli stessi testi, messi in fila dopo aver setacciato nel sottobosco di libri, televisione, conversazioni skype etc, un collage di fotogrammi della vita di tutti i giorni, quasi come voler rillegare un’opera che appartenga un po’ a tutti, un tubo catodico con pochi lieto fine.


“sono le persone che mi hanno reso infelice” cit. Masai


Oltre a suonare assieme, lavorate nello stesso ambito. Aldilà della musica di cosa vi occupate?


Siamo in missione per conto di Satana. Comunicazione digital. Cerchiamo di raggirare più persone possibili.


Per quanto nei vostri testi ci sia una casualità da voi stessi ammessa, procacciata da vari contenitori giornalieri, il disco pare godere di tanta narrativa. Sarà che anche in dialoghi quotidiani si celano pensieri non per forza superficiali o banali?


La casualità è solo apparenza, c’è un filo conduttore che unisce tutti i testi, almeno per i temi trattati. Per la maggior parte, riflessioni su luoghi comuni e dogmi con i quali si tende ad incatenarsi man mano che la vita avanza. C’è tanta narrativa, c’è quello che un tempo era definita fantascienza e si è rivelata essere profetica. Nella quotidianità, nelle discussioni notturne, c’è spesso la scoperta di quanto ci sia di sommerso nelle persone che conosciamo da anni, e magari, di quanto nell’arco di una giornata, queste persone riescano a cambiare radicalmente il tuo punto di vista su una convinzione radicata, con un'unica frase.


“Le quarte volte” è un album suonato nel senso più genuino del termine, nella musica di domani ci sarà ancora spazio per i chitarroni?


Lo speriamo vivamente. Per quanto possiamo osservare, non crediamo che sia destinata al declino. Non in tempi brevi.


Quando eravate piccoli c’erano riviste e fanzine pronte a imboccare gli affamati di musica indipendente e non solo, in questo momento che il bacino di utenza vive di internet e della sua ricca dispersione, è meglio o peggio?


Certo c’è la nostalgia del periodo in cui la scoperta avveniva appunto su riviste e passaparola, ed un disco, una volta scoperto lo si consumava a forza di ascolti ripetuti. Oggi è tutto disponibile, ci vuole molta più pazienza. Molti lamentano il fatto che la qualità generale si sia abbassata, non crediamo, c’è solo più quantità disponibile, ma la percentuale di roba buona è pressochè immutata.


Da indipendenti fabbricarsi in maniera autonoma un tour è possibile?


Non lo sappiamo ancora, supponiamo sia possibile. Molti lo fanno.


Ipotizzando un tour infinito, dovete portare in viaggio con voi un libro, un disco e un sogno da voler realizzare, il tipico pensiero ammiccante all’utopico a cui stringere ad esso tutte le speranze prima di andare dormire.


Oscar
Libro: uno qualsiasi di Zygmunt Bauman / Disco: Ritual de lo habitual dei Jane’s Addiction (comprato e smarrito 3 volte, in casetta, vinile e cd!) / Sogno: il dissolversi delle convinzioni incancrenite, per tutti.

Stefano
Libro: qualunque cosa ha scritto Nino Frassica / Disco: Sailing the seas of cheese dei Primus, il mio sogno è di trasformarmi in un sasso molto grande.

Pippo
Libro: un libro di Frassica su Baumann / Disco: Fuzzy - Grant Lee Buffalo / Svegliarmi ricco sfondato.


Angelo Sava
febbraio, 2016

I Masai sono un trio di Torino nato nel 2013, il 29 Febbraio 2016 uscirà “Le Quarte Volte” (Greenfog records) fatica registrata a Genova e che racchiude in se un sound vivace che a tratti si rannicchia nella cupezza per esaltarne i momenti più gravidi di verità quotidiana, un po’ come gli stessi testi, messi in fila dopo aver setacciato nel sottobosco di libri, televisione, conversazioni skype etc, un collage di fotogrammi della vita di tutti i giorni, quasi come voler rillegare un’opera che appartenga un po’ a tutti, un tubo catodico con pochi lieto fine.

“sono le persone che mi hanno reso infelice” cit. Masai

Oltre a suonare assieme, lavorate nello stesso ambito. Aldilà della musica di cosa vi occupate?

Siamo in missione per conto di Satana. Comunicazione digital. Cerchiamo di raggirare più persone possibili.

Per quanto nei vostri testi ci sia una casualità da voi stessi ammessa, procacciata da vari contenitori giornalieri, il disco pare godere di tanta narrativa. Sarà che anche in dialoghi quotidiani si celano pensieri non per forza superficiali o banali?

La casualità è solo apparenza, c’è un filo conduttore che unisce tutti i testi, almeno per i temi trattati. Per la maggior parte, riflessioni su luoghi comuni e dogmi con i quali si tende ad incatenarsi man mano che la vita avanza. C’è tanta narrativa, c’è quello che un tempo era definita fantascienza e si è rivelata essere profetica. Nella quotidianità, nelle discussioni notturne, c’è spesso la scoperta di quanto ci sia di sommerso nelle persone che conosciamo da anni, e magari, di quanto nell’arco di una giornata, queste persone riescano a cambiare radicalmente il tuo punto di vista su una convinzione radicata, con un'unica frase.

“Le quarte volte” è un album suonato nel senso più genuino del termine, nella musica di domani ci sarà ancora spazio per i chitarroni?

Lo speriamo vivamente. Per quanto possiamo osservare, non crediamo che sia destinata al declino. Non in tempi brevi.

Quando eravate piccoli c’erano riviste e fanzine pronte a imboccare gli affamati di musica indipendente e non solo, in questo momento che il bacino di utenza vive di internet e della sua ricca dispersione, è meglio o peggio?

Certo c’è la nostalgia del periodo in cui la scoperta avveniva appunto su riviste e passaparola, ed un disco, una volta scoperto lo si consumava a forza di ascolti ripetuti. Oggi è tutto disponibile, ci vuole molta più pazienza. Molti lamentano il fatto che la qualità generale si sia abbassata, non crediamo, c’è solo più quantità disponibile, ma la percentuale di roba buona è pressochè immutata.

Da indipendenti fabbricarsi in maniera autonoma un tour è possibile?

Non lo sappiamo ancora, supponiamo sia possibile. Molti lo fanno.

Ipotizzando un tour infinito, dovete portare in viaggio con voi un libro, un disco e un sogno da voler realizzare, il tipico pensiero ammiccante all’utopico a cui stringere ad esso tutte le speranze prima di andare dormire.

Oscar
Libro: uno qualsiasi di Zygmunt Bauman / Disco: Ritual de lo habitual dei Jane’s Addiction (comprato e smarrito 3 volte, in casetta, vinile e cd!) / Sogno: il dissolversi delle convinzioni incancrenite, per tutti.

Stefano
Libro: qualunque cosa ha scritto Nino Frassica / Disco: Sailing the seas of cheese dei Primus, il mio sogno è di trasformarmi in un sasso molto grande.

Pippo
Libro: un libro di Frassica su Baumann / Disco: Fuzzy - Grant Lee Buffalo / Svegliarmi ricco sfondato.

Angelo Sava
febbraio, 2016