Il 27 Gennaio è uscito il nuovo disco dei Montauk. Vincenzo, Leonardo, Emanuela e Maurizio hanno confezionato Vacanza/Gabbia (Labellascheggia - 2017), in questo capitolo spazi ariosi sfidano scenari claustrofobici, dando vita così a ben due habitat nello stesso disco, a collegare questi due paesaggi, un ponte di alternative rock che nonostante l’ammiccare al presente, non rinuncia alla matrice storica e primordiale delle chitarre tristi e dei lamenti, pronti ad arroventarsi allo scoccare del postrock. Abbiamo incontrato Vincenzo qualche giorno prima del release.



Nei testi dei Montauk spesso si celano accenni visionari a pellicole reali della nostra quotidianità moderna, in quest’ultimo capitolo avete avuto l’esigenza di creare due micro mondi “vacanza” e “gabbia”. Raccontateci come è nata questa scelta.


Il disco è un racconto a puntate in cui si rotola dal tempo libero cadendo nel senso di vuoto. Sensazione di libertà e costrizione. Musica e parole assieme. Il tuo piccolo mondo ti invecchia male attorno e non se ne accorge mentre ti senti come un insetto da collezione chiuso in una casa che è un barattolo. Sei costretto a scegliere fra cose che non vorresti e balbetti la risposta giusta. La routine ha distrutto la sessualità di tua madre. La libertà è lo spazio vuoto del tuo tempo. A volte il tempo è bello, altre volte è un tempo di merda. ah, Vacanza è: estate, la baia, il freddo, vodka lemon,la neve in tv, neve.Gabbia è: privata, Milano, Routine, Giuda, intermezzo, Carver.


I Montauk vivono a Bologna, una città importante. Negli ultimi anni la musica, come tutto il resto, è cambiata. Quanto conta il posto in cui si vive per i fini dell’evoluzione di un progetto?


Trovarsi per caso in uno stesso posto è un salotto buono per incontrarsi. A Bologna ho i compagni di merende. Per non parlare dell’immaginario vetero rivoluzionario di questa città graffito cancellato. La musica è cambiata, si è fatta più rara fra la gente, si è chiusa nelle cerchie del “mi piace” che sono tante e diverse fra loro. Musica in tante forme e per tutti i gusti. Noi invece siamo tutti di fuori Bologna, viviamo attaccati alla stazione in un quartiere pollaio senza essere galline in fuga.


Nel nostro recente passato e non, l’uomo ha sempre ucciso l’uomo. Un giorno ci estingueremo, vero?


Certo non c'è speranza alcuna amico. Forse sarà una estinzione di cervelli. una Idiocracy della porta accanto. Forse stiamo iniziando noi con queste idiozie musicali.


Vodka Lemon e a nanna, ma prima dell’ultimo drink cosa sperate che dei Montauk arrivi al vostro pubblico?


Le nostre cellule epiteliali, i nostri peli. Speriamo di essere fisicamente vicini. Contano solo le sensazioni mentre le suoni.In cambio di Big Likes & Big Money.


Nel 2017 esiste il pubblico? Spesso pare che quest’ultimo sia la scena stessa che segue per supporto o per curiosità altre realtà musicanti. Probabilmente molti giovani non covano il culto del live come venti anni fa.


Il pubblico è la scena. E la scena si sostiene con sé stessa è vero. Insomma una matrioska fatta di scena. La musica è un artefatto culturale ed esisterà fino a quando ci saranno quattro stronzi che si vedono e per passare il tempo fumano, bevono e suonano. Se invece che per passare il tempo migliorandone la qualità, questi stronzi facessero musica per apparire fighi beh allora l'estinzione ha un senso evolutivo. Fino a che ci saranno i paesi dormitorio quelli da cui vuoi scappare la musica si autorigenererà autonomamente. Invecchieremo davanti a una TV senza nessun canale musicale, ci incazzeremo inveendo e battendo il muro del vicino che sta imparando a suonare, magari.


Sogno ricorrente.


Sogno i pacchi di tabacco liberi da quelle ipocrite scritte antifumo e bagni pubblici ovunque liberi e con servizi per disabili, toilettes con il fasciatoio per il cambio dei bambini nel bagno delle donne e in quello degli uomini.




Angelo Sava
gennaio, 2017

Il 27 Gennaio è uscito il nuovo disco dei Montauk. Vincenzo, Leonardo, Emanuela e Maurizio hanno confezionato Vacanza/Gabbia (Labellascheggia - 2017), in questo capitolo spazi ariosi sfidano scenari claustrofobici, dando vita così a ben due habitat nello stesso disco, a collegare questi due paesaggi, un ponte di alternative rock che nonostante l’ammiccare al presente, non rinuncia alla matrice storica e primordiale delle chitarre tristi e dei lamenti, pronti ad arroventarsi allo scoccare del postrock. Abbiamo incontrato Vincenzo qualche giorno prima del release.


Nei testi dei Montauk spesso si celano accenni visionari a pellicole reali della nostra quotidianità moderna, in quest’ultimo capitolo avete avuto l’esigenza di creare due micro mondi “vacanza” e “gabbia”. Raccontateci come è nata questa scelta.

Il disco è un racconto a puntate in cui si rotola dal tempo libero cadendo nel senso di vuoto. Sensazione di libertà e costrizione. Musica e parole assieme. Il tuo piccolo mondo ti invecchia male attorno e non se ne accorge mentre ti senti come un insetto da collezione chiuso in una casa che è un barattolo. Sei costretto a scegliere fra cose che non vorresti e balbetti la risposta giusta. La routine ha distrutto la sessualità di tua madre. La libertà è lo spazio vuoto del tuo tempo. A volte il tempo è bello, altre volte è un tempo di merda. ah, Vacanza è: estate, la baia, il freddo, vodka lemon,la neve in tv, neve.Gabbia è: privata, Milano, Routine, Giuda, intermezzo, Carver.

I Montauk vivono a Bologna, una città importante. Negli ultimi anni la musica, come tutto il resto, è cambiata. Quanto conta il posto in cui si vive per i fini dell’evoluzione di un progetto?

Trovarsi per caso in uno stesso posto è un salotto buono per incontrarsi. A Bologna ho i compagni di merende. Per non parlare dell’immaginario vetero rivoluzionario di questa città graffito cancellato. La musica è cambiata, si è fatta più rara fra la gente, si è chiusa nelle cerchie del “mi piace” che sono tante e diverse fra loro. Musica in tante forme e per tutti i gusti. Noi invece siamo tutti di fuori Bologna, viviamo attaccati alla stazione in un quartiere pollaio senza essere galline in fuga.

Nel nostro recente passato e non, l’uomo ha sempre ucciso l’uomo. Un giorno ci estingueremo, vero?

Certo non c'è speranza alcuna amico. Forse sarà una estinzione di cervelli. una Idiocracy della porta accanto. Forse stiamo iniziando noi con queste idiozie musicali.

Vodka Lemon e a nanna, ma prima dell’ultimo drink cosa sperate che dei Montauk arrivi al vostro pubblico?

Le nostre cellule epiteliali, i nostri peli. Speriamo di essere fisicamente vicini. Contano solo le sensazioni mentre le suoni.In cambio di Big Likes & Big Money.

Nel 2017 esiste il pubblico? Spesso pare che quest’ultimo sia la scena stessa che segue per supporto o per curiosità altre realtà musicanti. Probabilmente molti giovani non covano il culto del live come venti anni fa.

Il pubblico è la scena. E la scena si sostiene con sé stessa è vero. Insomma una matrioska fatta di scena. La musica è un artefatto culturale ed esisterà fino a quando ci saranno quattro stronzi che si vedono e per passare il tempo fumano, bevono e suonano. Se invece che per passare il tempo migliorandone la qualità, questi stronzi facessero musica per apparire fighi beh allora l'estinzione ha un senso evolutivo. Fino a che ci saranno i paesi dormitorio quelli da cui vuoi scappare la musica si autorigenererà autonomamente. Invecchieremo davanti a una TV senza nessun canale musicale, ci incazzeremo inveendo e battendo il muro del vicino che sta imparando a suonare, magari.

Sogno ricorrente.

Sogno i pacchi di tabacco liberi da quelle ipocrite scritte antifumo e bagni pubblici ovunque liberi e con servizi per disabili, toilettes con il fasciatoio per il cambio dei bambini nel bagno delle donne e in quello degli uomini.



Angelo Sava
gennaio, 2017