Se spesso la parola “attitudine” viene sprecata, i Mood sono una realtà che rispecchia il termine ripristinandone il significato. Nonostante la giovanissima età, lo spessore del duo di Finale Emilia è visibile ad occhio nudo, zero filtri. Loro in primis rinunciano ai fronzoli, circa un anno fa hanno pubblicato la loro prima fatica omonima. In “Mood” c’è tutto, compreso ciò che non è descrivibile a parole. Proprietà invisibili fanno da patina a Francesco e Daniele mentre l’uno di fronte all’altro, circondati dal pubblico, privi di palco o barriere, riempiono l’etere di tempi stoppati e riff taglia volti. Ristabilendo, così, i canoni di un’altra parolina maltrattata dalla musica italiana, quel “low-fi” anch’esso sciupato e abusato negli ultimi anni.

I Mood sono una delle realtà più belle del nostro paese, il loro math-rock è impeccabile e quando tutto sembra chiaro, un lieve alone post-rock bussa alla porta.

Ho raggiunto i ragazzi via mail per scambiare pareri su musica, vita e futuro.



Ciao Mood, siete molto giovani e spaccate i c**i di brutto, prima dell’uscita del vostro album di debutto pensavate ad un riscontro così positivo?!


Sinceramente non ci aspettavamo che andasse così bene, siamo molto contenti di come sta andando questo primo disco, ci siamo tolti molte soddisfazioni e speriamo di togliercene sempre di più.


E’ parte della vostra attitudine suonare con il pubblico attorno, privi di palco, annullando filtri e barriere. Vi immagino nell’atmosfera di una vecchia edizione del Dunajam in cui i Motorpsycho si esibirono su una scogliera durante un lento tramonto dell’estate 2010. Quali influenze vi hanno portato a questa viscerale interpretazione del math-rock?


I gruppi che ci hanno più ispirato a suonare giù dal palco sono Chevreuil e Lightning Bolt. Abbiamo proprio voluto abbattere le barriere che si creano tra gruppo e pubblico, per il semplice fatto di metterci sullo stesso piano di chi ci guarda , e poi sentirci totalmente avvolti dal pubblico ci piace, e ci fa sentire più vicini alle persone che sono li ad ascoltare; facendo così si crea un rapporto che non si potrebbe raggiungere se suonassimo sul palco.


Room 204 a parte, il vostro è un disco strumentale. Se Supernova è il biglietto da visita, ci sono brani in cui emergono soprattutto i sottogeneri del vostro background, spesso il mix di stoner e alternative americano creano atmosfere agrodolci, Sick Pride Nice Vibe probabilmente è quello che gode maggiormente questa proprietà. Quali sono le vostre influenze? Riuscite a intravedere la forma della vostra prossima fatica?


Le nostre influenze principali sono Giraffes Giraffes , Three Second Kiss, El Ten Eleven e Battles. Stiamo già costruendo il prossimo disco , sarà molto più geometrico e studiato del primo, vogliamo concentrarci maggiormente sui dettagli facendo risaltare molte più sfumature math-rock.


Si dice spesso che le nuove generazioni sono troppo distratte dallo smartphone e che il metabolizzare i dischi rimane una necessità che sentono ormai in pochi, visto anche l’immediatezza dello streaming. Osservando i vostri coetanei e non, riscontrate questo fenomeno?


Si ci siamo accorti anche noi di questo fatto, ormai il disco fisico è passato, lo comprano solamente quelli che sentono la necessita di avere il lavoro fisico in mano. Soprattutto tra i ragazzi della nostra età si nota molto questo fenomeno, tutti ormai preferiscono spendere dieci euro in altre cose rispetto ad un disco e quindi così facendo supportare un gruppo.


I Talent Show sono la morte della musica?


Si, noi pensiamo che questa nuova forma di mettersi in luce attraverso i talent provoca sicuramente dei riscontri negativi per l’artista , il quale si trova in una prima situazione di improvviso successo che poi però comporta il più delle volte dopo un solo anno, alla scomparsa dalle scene dell’artista: sono dei metodi che pompano i cosiddetti talenti per poi lasciarli in un modo peggiore di come erano prima. Nei talent viene esclusa fin da subito la possibilità di crescita dell’artista cosa che invece anni fa a i gruppi e i cantautori non succedeva perché erano loro in prima persona a darsi da fare per emergere , suonando in giro, in qualsiasi tipo di scena.


Dove vi immaginate da qui a dieci anni?


Tra dieci anni ci piacerebbe continuare a suonare come adesso e sicuramente fare di questo un lavoro a tempo pieno.


Come vivete questo momento storico così delicato, in cui anche i gesti più quotidiani e banali ci rendono vulnerabili (l’ultima pagina nera a Bruxelles qualche giorno fa)?


Questa situazione obbliga a pensarti vulnerabile davanti a tutto come ad esempio andare a un concerto, non bisogna lasciarsi trasportare dalle preoccupazione e dalla paura ma piuttosto affrontarla e continuare a compiere i gesti “quotidiani e più banali” senza il terrore continuo che possa accadere qualcosa. Non neghiamo di essere un po preoccupati per il futuro, e di ciò che succederà nei prossimi tempi.


Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, libro e un sogno da voler realizzare.


Disco: Mirrored dei Battles .
Libro: Harry Potter e il prigioniero di Azkabam.
Sogno: condividere il palco con i gruppi che abbiamo sempre sognato di incontrare.
sogno numero due : rompere poche corde e bacchette.




Angelo Sava
aprile, 2016

Se spesso la parola “attitudine” viene sprecata, i Mood sono una realtà che rispecchia il termine ripristinandone il significato. Nonostante la giovanissima età, lo spessore del duo di Finale Emilia è visibile ad occhio nudo, zero filtri. Loro in primis rinunciano ai fronzoli, circa un anno fa hanno pubblicato la loro prima fatica omonima. In “Mood” c’è tutto, compreso ciò che non è descrivibile a parole. Proprietà invisibili fanno da patina a Francesco e Daniele mentre l’uno di fronte all’altro, circondati dal pubblico, privi di palco o barriere, riempiono l’etere di tempi stoppati e riff taglia volti. Ristabilendo, così, i canoni di un’altra parolina maltrattata dalla musica italiana, quel “low-fi” anch’esso sciupato e abusato negli ultimi anni.

I Mood sono una delle realtà più belle del nostro paese, il loro math-rock è impeccabile e quando tutto sembra chiaro, un lieve alone post-rock bussa alla porta.

Ho raggiunto i ragazzi via mail per scambiare pareri su musica, vita e futuro.


Ciao Mood, siete molto giovani e spaccate i c**i di brutto, prima dell’uscita del vostro album di debutto pensavate ad un riscontro così positivo?!

Sinceramente non ci aspettavamo che andasse così bene, siamo molto contenti di come sta andando questo primo disco, ci siamo tolti molte soddisfazioni e speriamo di togliercene sempre di più.

E’ parte della vostra attitudine suonare con il pubblico attorno, privi di palco, annullando filtri e barriere. Vi immagino nell’atmosfera di una vecchia edizione del Dunajam in cui i Motorpsycho si esibirono su una scogliera durante un lento tramonto dell’estate 2010. Quali influenze vi hanno portato a questa viscerale interpretazione del math-rock?

I gruppi che ci hanno più ispirato a suonare giù dal palco sono Chevreuil e Lightning Bolt. Abbiamo proprio voluto abbattere le barriere che si creano tra gruppo e pubblico, per il semplice fatto di metterci sullo stesso piano di chi ci guarda , e poi sentirci totalmente avvolti dal pubblico ci piace, e ci fa sentire più vicini alle persone che sono li ad ascoltare; facendo così si crea un rapporto che non si potrebbe raggiungere se suonassimo sul palco.

Room 204 a parte, il vostro è un disco strumentale. Se Supernova è il biglietto da visita, ci sono brani in cui emergono soprattutto i sottogeneri del vostro background, spesso il mix di stoner e alternative americano creano atmosfere agrodolci, Sick Pride Nice Vibe probabilmente è quello che gode maggiormente questa proprietà. Quali sono le vostre influenze? Riuscite a intravedere la forma della vostra prossima fatica?

Le nostre influenze principali sono Giraffes Giraffes , Three Second Kiss, El Ten Eleven e Battles. Stiamo già costruendo il prossimo disco , sarà molto più geometrico e studiato del primo, vogliamo concentrarci maggiormente sui dettagli facendo risaltare molte più sfumature math-rock.

Si dice spesso che le nuove generazioni sono troppo distratte dallo smartphone e che il metabolizzare i dischi rimane una necessità che sentono ormai in pochi, visto anche l’immediatezza dello streaming. Osservando i vostri coetanei e non, riscontrate questo fenomeno?

Si ci siamo accorti anche noi di questo fatto, ormai il disco fisico è passato, lo comprano solamente quelli che sentono la necessita di avere il lavoro fisico in mano. Soprattutto tra i ragazzi della nostra età si nota molto questo fenomeno, tutti ormai preferiscono spendere dieci euro in altre cose rispetto ad un disco e quindi così facendo supportare un gruppo.

I Talent Show sono la morte della musica?

Si, noi pensiamo che questa nuova forma di mettersi in luce attraverso i talent provoca sicuramente dei riscontri negativi per l’artista , il quale si trova in una prima situazione di improvviso successo che poi però comporta il più delle volte dopo un solo anno, alla scomparsa dalle scene dell’artista: sono dei metodi che pompano i cosiddetti talenti per poi lasciarli in un modo peggiore di come erano prima. Nei talent viene esclusa fin da subito la possibilità di crescita dell’artista cosa che invece anni fa a i gruppi e i cantautori non succedeva perché erano loro in prima persona a darsi da fare per emergere , suonando in giro, in qualsiasi tipo di scena.

Dove vi immaginate da qui a dieci anni?

Tra dieci anni ci piacerebbe continuare a suonare come adesso e sicuramente fare di questo un lavoro a tempo pieno.

Come vivete questo momento storico così delicato, in cui anche i gesti più quotidiani e banali ci rendono vulnerabili (l’ultima pagina nera a Bruxelles qualche giorno fa)?

Questa situazione obbliga a pensarti vulnerabile davanti a tutto come ad esempio andare a un concerto, non bisogna lasciarsi trasportare dalle preoccupazione e dalla paura ma piuttosto affrontarla e continuare a compiere i gesti “quotidiani e più banali” senza il terrore continuo che possa accadere qualcosa. Non neghiamo di essere un po preoccupati per il futuro, e di ciò che succederà nei prossimi tempi.

Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, libro e un sogno da voler realizzare.

Disco: Mirrored dei Battles .
Libro: Harry Potter e il prigioniero di Azkabam.
Sogno: condividere il palco con i gruppi che abbiamo sempre sognato di incontrare.
sogno numero due : rompere poche corde e bacchette.



Angelo Sava
aprile, 2016