Maciste Dischi ci presenta Pollio, calda voce la sua, un cantautore di quelli vecchio stampo, racconta se stesso e il suo tempo. Le paure, le gioie, le incertezze e piena consapevolezza di un presente così svelto in cui è impossibile conservarsi in una teca sotto spirito. Lo abbiamo incontrato per scambiare qualche chiacchiera e per svelare qualche curva del suo pensiero.



La sensazione è che i cantautori non passano mai di moda, sbaglio?


Il cantautore come figura in effetti non passa di moda. Oggi passano in fretta le mode in fatto di cantautori, come per tutto. È anche uno stimolo per i cantautori, però, li obbliga a mettersi in gioco.


La nostra generazione sembra aver perso la voglia di ambire ad una vita ambiziosa, tutto è successo molto lentamente e probabilmente ci siamo abituati alla rassegnazione, riusciremo mai ad uscir fuori da questa dimensione?


In questa dimensione secondo me non ci siamo nemmeno entrati del tutto. L’ambizione c’è, siamo un po’ tutti aspiranti qualcosa. Il sogno americano, incredibile ma vero, è ancora vivo e vegeto. Più che alla rassegnazione credo ci si sia abituati alla nostalgia: che belli i tempi andati, viva il vintage, meglio la musica dei nostri genitori eccetera… e così mentre quelli prima di noi si sono fatti le loro vite e le loro storie, a noi tocca rivivere le loro e sentirci fortunati per questo! Da questo sì che usciremo fuori prima o poi, anche perché ormai si parla di revival degli anni ’90, dopodiché seguirà il revival dei 2000 e con quello si spera di chiudere e poter progredire. Forse dobbiamo solo capire a cosa ambire, ma su questo sono fiducioso.


La nostra epoca ci rende soli, i rapporti umani catalizzati dai social network hanno cambiato per i più il modo di interfacciarsi col prossimo, è un punto di non ritorno?


Non saprei, in questo momento storico è davvero difficile valutare perché ci siamo dentro fino al collo, a volte siamo catastrofici e a volte prendiamo tutto fin troppo alla leggera. Ma l’uomo socializza da sempre, in un modo o nell’altro, e noi stiamo familiarizzando con questo nuovo modo di comunicare e socializzare. È possibile che un’evoluzione così massiva sia un punto di non ritorno, ma questo non è necessariamente negativo. A noi la scelta, come sempre.


I Talent sono la morte della musica?


No, la musica non muore per così poco.


Ricordi mai quello che sogni? Raccontaci una visione notturna ricorrente.


Vorrei davvero avere una risposta intrigante e sbalorditiva, ma purtroppo non ricordo un sogno da tantissimo tempo. L’unico recente risale a qualche mese fa ma preferisco non parlarne.


Tour lunghissimo, porta con te disco, libro e sogno da voler realizzare.


Il sogno da realizzare è diventare un saggio e quindi accontentarmi felicemente di esistere, ma diciamo che non mi dispiacerebbe avere un tour lunghissimo, per poi fare un altro disco e poi avere un tour lunghissimo e poi fare un altro disco e così via. Per ispirarmi nel realizzare questo difficilissimo proposito, nel tour lunghissimo, porto con me il “Tao te Ching” di Lao Tzu e “Anime Salve” di De André.




Angelo Sava
ottobre, 2016

Maciste Dischi ci presenta Pollio, calda voce la sua, un cantautore di quelli vecchio stampo, racconta se stesso e il suo tempo. Le paure, le gioie, le incertezze e piena consapevolezza di un presente così svelto in cui è impossibile conservarsi in una teca sotto spirito. Lo abbiamo incontrato per scambiare qualche chiacchiera e per svelare qualche curva del suo pensiero.


La sensazione è che i cantautori non passano mai di moda, sbaglio?

Il cantautore come figura in effetti non passa di moda. Oggi passano in fretta le mode in fatto di cantautori, come per tutto. È anche uno stimolo per i cantautori, però, li obbliga a mettersi in gioco.

La nostra generazione sembra aver perso la voglia di ambire ad una vita ambiziosa, tutto è successo molto lentamente e probabilmente ci siamo abituati alla rassegnazione, riusciremo mai ad uscir fuori da questa dimensione?

In questa dimensione secondo me non ci siamo nemmeno entrati del tutto. L’ambizione c’è, siamo un po’ tutti aspiranti qualcosa. Il sogno americano, incredibile ma vero, è ancora vivo e vegeto. Più che alla rassegnazione credo ci si sia abituati alla nostalgia: che belli i tempi andati, viva il vintage, meglio la musica dei nostri genitori eccetera… e così mentre quelli prima di noi si sono fatti le loro vite e le loro storie, a noi tocca rivivere le loro e sentirci fortunati per questo! Da questo sì che usciremo fuori prima o poi, anche perché ormai si parla di revival degli anni ’90, dopodiché seguirà il revival dei 2000 e con quello si spera di chiudere e poter progredire. Forse dobbiamo solo capire a cosa ambire, ma su questo sono fiducioso.

La nostra epoca ci rende soli, i rapporti umani catalizzati dai social network hanno cambiato per i più il modo di interfacciarsi col prossimo, è un punto di non ritorno?

Non saprei, in questo momento storico è davvero difficile valutare perché ci siamo dentro fino al collo, a volte siamo catastrofici e a volte prendiamo tutto fin troppo alla leggera. Ma l’uomo socializza da sempre, in un modo o nell’altro, e noi stiamo familiarizzando con questo nuovo modo di comunicare e socializzare. È possibile che un’evoluzione così massiva sia un punto di non ritorno, ma questo non è necessariamente negativo. A noi la scelta, come sempre.

I Talent sono la morte della musica?

No, la musica non muore per così poco.

Ricordi mai quello che sogni? Raccontaci una visione notturna ricorrente.

Vorrei davvero avere una risposta intrigante e sbalorditiva, ma purtroppo non ricordo un sogno da tantissimo tempo. L’unico recente risale a qualche mese fa ma preferisco non parlarne.

Tour lunghissimo, porta con te disco, libro e sogno da voler realizzare.

Il sogno da realizzare è diventare un saggio e quindi accontentarmi felicemente di esistere, ma diciamo che non mi dispiacerebbe avere un tour lunghissimo, per poi fare un altro disco e poi avere un tour lunghissimo e poi fare un altro disco e così via. Per ispirarmi nel realizzare questo difficilissimo proposito, nel tour lunghissimo, porto con me il “Tao te Ching” di Lao Tzu e “Anime Salve” di De André.



Angelo Sava
ottobre, 2016