Sono tornati i Requiem For Paola P., il prossimo 16 Aprile uscirà Sangue Del Tuo Sangue e Morgendorffer Summer Camp è fiera di pubblicare in esclusiva lo streaming dell’intero disco sette giorni prima del suo release.

In questo nuovo capitolo della band bergamasca è tattile il ritorno alle origini, si narra il suolo e la sua distesa aldilà dell’appezzamento, ciò che sembrava esser diventato arido, ora è ramificato dalle radici di un nuovo inizio. Dei Requiem di Tutti Appesi (2010) è rimasto Andrea Pezzotta, con lui a stringere la terra nei pugni, i nuovi innesti Ardi, Baba e Fede che continuano il percorso iniziato otto anni prima (Simplicity – 2008) da Claudio, Maffe e Vava. Sangue Del Tuo Sangue è di certo un album più maturo in confronto i precedenti capitoli, se gli isterismi conservano ancora la matrice punk dei vecchi Requiem (Un’ora D’armi), le strutture si scostano dall’immediatezza del passato, trovando come unico lubrificante sprazzi di emo-core (Il Tuo Pasto Notturno) centellinate da piccoli sorsi di alternative rock (Alluvioni Cambiò), con la penna di Andrea che raccoglie tra le ceneri del tempo dell’attesa degli ultimi anni, una serie di scenari spesso autobiografici. Dai momenti più sussurrati alle inclinazioni più screamo, in un momento storico che coglie dischi sempre più corti e gestazioni negli ascolti sempre più rapidi, il nuovo capitolo dei Requiem è di certo un album vecchio stampo, di quelli con cui familiarizzare lentamente, assimilando i colori, svelandone i codici dei contenuti per far si che diventino parti di noi.



Sono tornati i Requiem For Paola P., il prossimo 16 Aprile uscirà Sangue Del Tuo Sangue e Morgendorffer Summer Camp è fiera di pubblicare in esclusiva lo streaming dell’intero disco sette giorni prima del suo release.

In questo nuovo capitolo della band bergamasca è tattile il ritorno alle origini, si narra il suolo e la sua distesa aldilà dell’appezzamento, ciò che sembrava esser diventato arido, ora è ramificato dalle radici di un nuovo inizio. Dei Requiem di Tutti Appesi (2010) è rimasto Andrea Pezzotta, con lui a stringere la terra nei pugni, i nuovi innesti Ardi, Baba e Fede che continuano il percorso iniziato otto anni prima (Simplicity – 2008) da Claudio, Maffe e Vava. Sangue Del Tuo Sangue è di certo un album più maturo in confronto i precedenti capitoli, se gli isterismi conservano ancora la matrice punk dei vecchi Requiem (Un’ora D’armi), le strutture si scostano dall’immediatezza del passato, trovando come unico lubrificante sprazzi di emo-core (Il Tuo Pasto Notturno) centellinate da piccoli sorsi di alternative rock (Alluvioni Cambiò), con la penna di Andrea che raccoglie tra le ceneri del tempo dell’attesa degli ultimi anni, una serie di scenari spesso autobiografici. Dai momenti più sussurrati alle inclinazioni più screamo, in un momento storico che coglie dischi sempre più corti e gestazioni negli ascolti sempre più rapidi, il nuovo capitolo dei Requiem è di certo un album vecchio stampo, di quelli con cui familiarizzare lentamente, assimilando i colori, svelandone i codici dei contenuti per far si che diventino parti di noi.




Una lunga pausa, tanti mutamenti e un disco che vedrà la luce il prossimo 16 Aprile. Cosa lega i vecchi Requiem For Paola P. a questo nuovo percorso?


ANDRE: Innanzitutto ciao e grazie per l'ospitalità su Morgendorffer!
Lunga pausa, già, son stati anni difficili; anni di continui e dolorosi cambiamenti, ripartenze e stop. Nonostante ciò, credo il legame col passato sia sempre forte ed evidente, lo si vede nei piccoli gesti e sfumature che compongono le nostre musiche, le grafiche, il modo di comunicare e rapportarci con l'esterno. Dall'altro lato, le persone nuove e l'evoluzione personale di ognuno di noi ha certo portato nuove influenze musicali (e non solo quelle), da cui abbiam trovato linfa nuova. Non credo il percorso sia poi cambiato troppo, ed è questo che ci ha tenuto così tanto fermi prima di rimetterci in sesto con la band. Cercavamo persone con lo stesso stimolo umano e mentale della formazione originale e questo ha posticipato i tempi di parecchio. Abbiam cercato di far ripartire una macchina in un certo senso simile alla precedente, come dire, gomme nuove, ma i km del motore son sempre quelli e ce li teniamo volentieri stretti. In tutto ciò, abbiam ragionato ad un eventuale cambio nome, ma alla fine abbiam trovato anche nei nuovi componenti un filo rosso che li univa con la precedente storia della band, e ci siam detti, andiam avanti così, è un buon modo di ricordarci di noi. Il resto l'han fatto le persone che ci han sempre voluto bene, e che ci han dato una bella scossa per rimetterci in marcia.


C’è stato un episodio chiave in questo lungo periodo di gestazione?! Un momento in cui è stato chiaro che la strada intrapresa era quella giusta.


ANDRE: Probabilmente è stato quando ci siam rivisti a sorridere e le birre in frigo duravano sempre troppo poco! Li ci siam accorti che lo stare in sala prove era finalmente tornato ad esser quello che era sempre stato, il momento più bello della giornata, quello in cui i problemi personali stavan fuori dalla porta, quello che avresti sostituito forse solo per salire su di un furgone ed andare a suonare live.

BABA: Poi non è mai possibile essere sicuri della strada che si intraprende, altrimenti dove andrebbe a finire il Rock’n’roll? Forse suona un po’ anni ’80, ma il bello di fare musica è cercare di crearsela una strada, se sai già che è quella giusta che gusto c’è?


C’è tanta terra in quest’ultima fatica e forse è il capitolo più cupo della storia dei Requiem For Paola P., non siamo immuni a mani alto, non ci resta che lottare?!


ANDRE: Vero. Questo capitolo affronta di certo gestazioni molto complicate, oltre ai continui cambi di formazione citati e i conseguenti start and stop derivati. Da qui e, dal processo di crescita in questo mondo sempre più complesso, probabilmente nasce parte del sentimento cupo di cui parli. E sempre da qui, si sviluppano le trame principali del disco, molto legate al concetto di terra. Una terra contadina, fatta di radici, rami, sensazioni, intrecci. Questo disco credo sappia di noi, delle nostre famiglie, di questi tempi cosi effimeri, sfuggenti e violenti, di tante ossessioni di spazio, luogo e modo, di sabati del villaggio e di domeniche spente. Mi piace l'idea di un disco che parla di ritorno alle origini, di ricongiungerci con i lavori dove ci si sporca le mani, guardando le dinamiche del passato, senza dimenticare il nostro oggi dove tutto scorre e vien sepolto da una massificazione sempre più devastante per noi e l'ambiente circostante. Un disco contadino, in ogni senso. Anche il titolo (Sangue del tuo sangue), vuole incarnare e rafforzare questi concetti. Nonostante questo, non siamo immuni, siam colpevoli per nascita, abbiam sempre troppo da recuperare e credo difficilmente accorceremo le distanze con quello da cui ci siamo separati od abbiam ignorato per troppo tempo; l'unico modo quindi è quello di provare e lottare per non farsi inglobare dal torpore quotidiano che addormenta lentamente coscienze e muscoli. Probabilmente usciremo sconfitti da questa guerra e, con il cuor leggero, come dicevan dei maestri assoluti (TDOAK), ma è nostro dovere esserci.


Una buona fetta del panorama italiano viene definito indie, molte di queste realtà non sono del tutto indipendenti, intanto anche il mainstream è scomparso trovando nei talent l’unico nutrimento. Anni strani per la musica in generale?!


ANDRE: Vivo un po' ai margini di tutto ciò, a dire il vero. Seguo molto il panorama musicale, ascoltando anche ciò che già so essermi lontano. Cerco di tendere le orecchie, mi piace e mi stimola molto conoscere ed approfondire stili e musiche. Di certo negli ultimi anni ho una predilezione per quel che sforna l'Italia, più che l'estero. Resto sempre molto legato alle mie radici punk/hc ed a tutto il movimento musicale anni 90 e 2000, ma direi oggi abbiam delle gran belle realtà nel bel paese, magari un po' troppo slegate tra loro ma di sicuro interesse sia per musica che per scrittura, solo per citarne alcune recenti, Marnero, Mood, Storm{o}, oltre ad altre ben più consolidate come Massimo Volume, Il Teatro degli Orrori, Giorgio Canali (ne citerei a centinaia!); son tutte un gran bell'esempio di come fare le cose, e farle bene. Dei talent e delle scorciatoie, vabbè non me curo, quello è un business che non mi racconta nulla. Vedo gente che dice di aver fatto la gavetta per anni e si sente in dover morale di provarci "lassù", che non ci sta niente di male, e forse è proprio così, ma ad oggi non è il mio piatto preferito. Di chi cerca il facile El Dorado li, o anche solo prova a cavalcarlo al rovescio, mi interesso poco. Non vedo spazio per le idee, i sogni o l'arte, vedo solo soldi e pescecani bavosi. Il tempo è già poco di suo e non mi va di annoiarmi spendendolo cosi in ambienti dove non ho nulla da spartire e con cui non condivido nulla artisticamente e umanamente "In my life, why do I give valuable time,to people who don't care if I live or die"?

BABA: io vengo da un’esperienza musicale che i giornalisti indipendenti chiamerebbero “indie”, ma la verità è che non significa un cazzo. Dici bene tu, “una grande fetta del panorama italiano”; la verità è che giustamente ogni musicista si sente unico, e non vuole essere etichettato, quindi è stato erroneamente utilizzato questo termine per buttarci tutto dentro e non far offendere nessuno, come il sacco dell’indifferenziato. I talent sono un tumore che nasce in un organismo già malato di suo, e sono una risposta alla crisi: non della musica, ma del mercato.


Il downloading dei dischi era il male, lo streaming dei nostri anni è anche peggio. Ritorno del vinile a parte, l’erogazione della musica all’oggi è sinonimo di dispersione. I più giovani probabilmente non sapranno mai il vero significato del metabolizzare un disco, mi sbaglio?!


BABA: Io non la vedo assolutamente così, o comunque non in questi termini. Il downloading e lo streaming sono figli del tempo in cui viviamo, e pensare a un “ritorno alle origini” è impensabile. L’accesso universale alla musica ha cambiato l’equilibrio e spostato la lancetta su altre cose importanti. Non diciamo cazzate, se vai a un live e ti diverti il disco lo compri al banchetto. Se poi mandi gli mp3 del disco ad un amico che se li sente e si diverte, magari la seconda volta che vai a suonare quell’amico viene al tuo concerto, beve delle birre, compra una maglia, si innamora, lascia il lavoro e inizia a inseguire il suo sogno di fare l’intagliatore di legno, e in un certo senso la tua musica gli ha cambiato la vita. Che ne sai?

ANDRE: Penso che tra i ragazzini di oggi ci sia una gran smania di fare e bruciare le tappe, ed anche nella musica va così, si scarta e assimila in pochi minuti. Così, si è di certo persa l'ebbrezza di fare esperienza costruttiva, attender l'uscita dei dischi, andar al negozio e comprarli. Pochi, pochissimi, mantengono questo entusiasmo, ma non mi pongo grandi domande a riguardo, appartengo alla "vecchia" scuola, trovo ancora quell'entusiasmo, compro ancora dischi, vado ancora ai concerti e mi approccio anche ai vari spotify e derivati con un peso però del tutto leggero. Se questa nuova generazione troverà la sua gloria in itunes o nell'avere tutto e subito, non mi tocca più di tanto. Altro discorso quando vedo i live vuoti o cosi mal supportati da locali, fanzine e dagli stessi ascoltatori. Quello mi rattrista parecchio. Probabilmente una vera "scena" non è mai esistita, ma se anche fosse, ad ora, mi par realmente sommersa. Come si diceva prima, gruppi ottimi ne vedo, ma sembran tutti slegati ed incazzati a rubarsi un pezzo di pane realmente troppo piccolo e raffermo per sfamarli tutti. In questo mettici anche che spesso né pubblico né gli stessi musicisti sanno e voglion sbattersi per ascoltare e condividere il lavoro altrui. Abbiam da migliorare molte cose di certo, ma godiamoci anche il bello! Realtà musicali interessanti ce ne sono e vanno valorizzate, band, fanzine, liuterie, festival e molto altro!


Pensando ai Requiem For Paola P. qual è la prima cosa che disegnereste su un pezzo di carta?


Ad ora, sicuramente un albero o forse un corso d'acqua, qualcosa che cresce, si muove, si sviluppa indipendentemente, cambia se stesso, ma sempre con un suo centro specifico. Mi piace vedere i Requiem ad oggi come un collettivo, non una band "rigida". Credo ognuno possa dir la sua, evolvere ed essere quello che vuole nel gruppo. Chissà che in futuro non inseriremo strumenti od elementi nuovi, cambiando i nostri ruoli o trovando espressioni differenti oltre alla musica per esprimerci, come già avevamo fatto con la mostra di quadri e disegni organizzata per la presentazione di Tutti Appesi (il precedente disco targato 2010). Perchè non continuare a dir cose anche varcando altri percorsi, altri scenari? Siamo già attivi con video e grafiche nel nostro modo di agire quotidiano, magari sarebbe interessante portare il tutto a livelli ulteriormente sofisticati. Non lo escludiamo di certo, anzi.


I Requiem For Paola P. partono per un tour infinito, portate con voi un libro, disco e sogno da voler realizzare.


A questa domanda si risponde sempre con la prima cosa che passa per la testa, che si sa, in cinque minuti cambierebbe tutto.
Ad ora ti direi:

Andre:
Libro: Cesare Pavese, Poesie
Disco: Jawbreaker , Dear you
Sogno: Il sogno di non perder mai l'accordatura e non dover mai cambiar le corde della chitarra!

Baba:
Libro: Le città invisibili, Italo Calvino.
Disco: Ok Computer, Radiohead
Sogno: Se il tour è infinito gran parte del sogno è già avverato. Aggiungo solo che vorrei avere mia moglie, mio fratello e il mio cane con me.

Ardi:
Libro: Q, Luther Blisset
Disco: Visiter, Dodos
Sogno: Sarebbe bello che tutti i musicisti passati dai Requiem si unissero al tour, facendo di ogni data una grossa festa.

Fede:
Libro: Il maestro e Margherita, Michail Bulgakov
Disco: No Control, Bad Religion
Sogno: Non smettere mai di suonare, ma potendo vedere la mia famiglia ogni giorno.

Grazie per lo spazio! Ci si vede live!




Angelo Sava
aprile, 2016



Una lunga pausa, tanti mutamenti e un disco che vedrà la luce il prossimo 16 Aprile. Cosa lega i vecchi Requiem For Paola P. a questo nuovo percorso?

ANDRE: Innanzitutto ciao e grazie per l'ospitalità su Morgendorffer!
Lunga pausa, già, son stati anni difficili; anni di continui e dolorosi cambiamenti, ripartenze e stop. Nonostante ciò, credo il legame col passato sia sempre forte ed evidente, lo si vede nei piccoli gesti e sfumature che compongono le nostre musiche, le grafiche, il modo di comunicare e rapportarci con l'esterno. Dall'altro lato, le persone nuove e l'evoluzione personale di ognuno di noi ha certo portato nuove influenze musicali (e non solo quelle), da cui abbiam trovato linfa nuova. Non credo il percorso sia poi cambiato troppo, ed è questo che ci ha tenuto così tanto fermi prima di rimetterci in sesto con la band. Cercavamo persone con lo stesso stimolo umano e mentale della formazione originale e questo ha posticipato i tempi di parecchio. Abbiam cercato di far ripartire una macchina in un certo senso simile alla precedente, come dire, gomme nuove, ma i km del motore son sempre quelli e ce li teniamo volentieri stretti. In tutto ciò, abbiam ragionato ad un eventuale cambio nome, ma alla fine abbiam trovato anche nei nuovi componenti un filo rosso che li univa con la precedente storia della band, e ci siam detti, andiam avanti così, è un buon modo di ricordarci di noi. Il resto l'han fatto le persone che ci han sempre voluto bene, e che ci han dato una bella scossa per rimetterci in marcia.

C’è stato un episodio chiave in questo lungo periodo di gestazione?! Un momento in cui è stato chiaro che la strada intrapresa era quella giusta.

ANDRE: Probabilmente è stato quando ci siam rivisti a sorridere e le birre in frigo duravano sempre troppo poco! Li ci siam accorti che lo stare in sala prove era finalmente tornato ad esser quello che era sempre stato, il momento più bello della giornata, quello in cui i problemi personali stavan fuori dalla porta, quello che avresti sostituito forse solo per salire su di un furgone ed andare a suonare live.

BABA: Poi non è mai possibile essere sicuri della strada che si intraprende, altrimenti dove andrebbe a finire il Rock’n’roll? Forse suona un po’ anni ’80, ma il bello di fare musica è cercare di crearsela una strada, se sai già che è quella giusta che gusto c’è?

C’è tanta terra in quest’ultima fatica e forse è il capitolo più cupo della storia dei Requiem For Paola P., non siamo immuni a mani alto, non ci resta che lottare?!

ANDRE: Vero. Questo capitolo affronta di certo gestazioni molto complicate, oltre ai continui cambi di formazione citati e i conseguenti start and stop derivati. Da qui e, dal processo di crescita in questo mondo sempre più complesso, probabilmente nasce parte del sentimento cupo di cui parli. E sempre da qui, si sviluppano le trame principali del disco, molto legate al concetto di terra. Una terra contadina, fatta di radici, rami, sensazioni, intrecci. Questo disco credo sappia di noi, delle nostre famiglie, di questi tempi cosi effimeri, sfuggenti e violenti, di tante ossessioni di spazio, luogo e modo, di sabati del villaggio e di domeniche spente. Mi piace l'idea di un disco che parla di ritorno alle origini, di ricongiungerci con i lavori dove ci si sporca le mani, guardando le dinamiche del passato, senza dimenticare il nostro oggi dove tutto scorre e vien sepolto da una massificazione sempre più devastante per noi e l'ambiente circostante. Un disco contadino, in ogni senso. Anche il titolo (Sangue del tuo sangue), vuole incarnare e rafforzare questi concetti. Nonostante questo, non siamo immuni, siam colpevoli per nascita, abbiam sempre troppo da recuperare e credo difficilmente accorceremo le distanze con quello da cui ci siamo separati od abbiam ignorato per troppo tempo; l'unico modo quindi è quello di provare e lottare per non farsi inglobare dal torpore quotidiano che addormenta lentamente coscienze e muscoli. Probabilmente usciremo sconfitti da questa guerra e, con il cuor leggero, come dicevan dei maestri assoluti (TDOAK), ma è nostro dovere esserci.

Una buona fetta del panorama italiano viene definito indie, molte di queste realtà non sono del tutto indipendenti, intanto anche il mainstream è scomparso trovando nei talent l’unico nutrimento. Anni strani per la musica in generale?!

ANDRE: Vivo un po' ai margini di tutto ciò, a dire il vero. Seguo molto il panorama musicale, ascoltando anche ciò che già so essermi lontano. Cerco di tendere le orecchie, mi piace e mi stimola molto conoscere ed approfondire stili e musiche. Di certo negli ultimi anni ho una predilezione per quel che sforna l'Italia, più che l'estero. Resto sempre molto legato alle mie radici punk/hc ed a tutto il movimento musicale anni 90 e 2000, ma direi oggi abbiam delle gran belle realtà nel bel paese, magari un po' troppo slegate tra loro ma di sicuro interesse sia per musica che per scrittura, solo per citarne alcune recenti, Marnero, Mood, Storm{o}, oltre ad altre ben più consolidate come Massimo Volume, Il Teatro degli Orrori, Giorgio Canali (ne citerei a centinaia!); son tutte un gran bell'esempio di come fare le cose, e farle bene. Dei talent e delle scorciatoie, vabbè non me curo, quello è un business che non mi racconta nulla. Vedo gente che dice di aver fatto la gavetta per anni e si sente in dover morale di provarci "lassù", che non ci sta niente di male, e forse è proprio così, ma ad oggi non è il mio piatto preferito. Di chi cerca il facile El Dorado li, o anche solo prova a cavalcarlo al rovescio, mi interesso poco. Non vedo spazio per le idee, i sogni o l'arte, vedo solo soldi e pescecani bavosi. Il tempo è già poco di suo e non mi va di annoiarmi spendendolo cosi in ambienti dove non ho nulla da spartire e con cui non condivido nulla artisticamente e umanamente "In my life, why do I give valuable time,to people who don't care if I live or die"?

BABA: io vengo da un’esperienza musicale che i giornalisti indipendenti chiamerebbero “indie”, ma la verità è che non significa un cazzo. Dici bene tu, “una grande fetta del panorama italiano”; la verità è che giustamente ogni musicista si sente unico, e non vuole essere etichettato, quindi è stato erroneamente utilizzato questo termine per buttarci tutto dentro e non far offendere nessuno, come il sacco dell’indifferenziato. I talent sono un tumore che nasce in un organismo già malato di suo, e sono una risposta alla crisi: non della musica, ma del mercato.

Il downloading dei dischi era il male, lo streaming dei nostri anni è anche peggio. Ritorno del vinile a parte, l’erogazione della musica all’oggi è sinonimo di dispersione. I più giovani probabilmente non sapranno mai il vero significato del metabolizzare un disco, mi sbaglio?!

BABA: Io non la vedo assolutamente così, o comunque non in questi termini. Il downloading e lo streaming sono figli del tempo in cui viviamo, e pensare a un “ritorno alle origini” è impensabile. L’accesso universale alla musica ha cambiato l’equilibrio e spostato la lancetta su altre cose importanti. Non diciamo cazzate, se vai a un live e ti diverti il disco lo compri al banchetto. Se poi mandi gli mp3 del disco ad un amico che se li sente e si diverte, magari la seconda volta che vai a suonare quell’amico viene al tuo concerto, beve delle birre, compra una maglia, si innamora, lascia il lavoro e inizia a inseguire il suo sogno di fare l’intagliatore di legno, e in un certo senso la tua musica gli ha cambiato la vita. Che ne sai?

ANDRE: Penso che tra i ragazzini di oggi ci sia una gran smania di fare e bruciare le tappe, ed anche nella musica va così, si scarta e assimila in pochi minuti. Così, si è di certo persa l'ebbrezza di fare esperienza costruttiva, attender l'uscita dei dischi, andar al negozio e comprarli. Pochi, pochissimi, mantengono questo entusiasmo, ma non mi pongo grandi domande a riguardo, appartengo alla "vecchia" scuola, trovo ancora quell'entusiasmo, compro ancora dischi, vado ancora ai concerti e mi approccio anche ai vari spotify e derivati con un peso però del tutto leggero. Se questa nuova generazione troverà la sua gloria in itunes o nell'avere tutto e subito, non mi tocca più di tanto. Altro discorso quando vedo i live vuoti o cosi mal supportati da locali, fanzine e dagli stessi ascoltatori. Quello mi rattrista parecchio. Probabilmente una vera "scena" non è mai esistita, ma se anche fosse, ad ora, mi par realmente sommersa. Come si diceva prima, gruppi ottimi ne vedo, ma sembran tutti slegati ed incazzati a rubarsi un pezzo di pane realmente troppo piccolo e raffermo per sfamarli tutti. In questo mettici anche che spesso né pubblico né gli stessi musicisti sanno e voglion sbattersi per ascoltare e condividere il lavoro altrui. Abbiam da migliorare molte cose di certo, ma godiamoci anche il bello! Realtà musicali interessanti ce ne sono e vanno valorizzate, band, fanzine, liuterie, festival e molto altro!

Pensando ai Requiem For Paola P. qual è la prima cosa che disegnereste su un pezzo di carta?

Ad ora, sicuramente un albero o forse un corso d'acqua, qualcosa che cresce, si muove, si sviluppa indipendentemente, cambia se stesso, ma sempre con un suo centro specifico. Mi piace vedere i Requiem ad oggi come un collettivo, non una band "rigida". Credo ognuno possa dir la sua, evolvere ed essere quello che vuole nel gruppo. Chissà che in futuro non inseriremo strumenti od elementi nuovi, cambiando i nostri ruoli o trovando espressioni differenti oltre alla musica per esprimerci, come già avevamo fatto con la mostra di quadri e disegni organizzata per la presentazione di Tutti Appesi (il precedente disco targato 2010). Perchè non continuare a dir cose anche varcando altri percorsi, altri scenari? Siamo già attivi con video e grafiche nel nostro modo di agire quotidiano, magari sarebbe interessante portare il tutto a livelli ulteriormente sofisticati. Non lo escludiamo di certo, anzi.

I Requiem For Paola P. partono per un tour infinito, portate con voi un libro, disco e sogno da voler realizzare.

A questa domanda si risponde sempre con la prima cosa che passa per la testa, che si sa, in cinque minuti cambierebbe tutto.
Ad ora ti direi:

Andre:
Libro: Cesare Pavese, Poesie
Disco: Jawbreaker , Dear you
Sogno: Il sogno di non perder mai l'accordatura e non dover mai cambiar le corde della chitarra!

Baba:
Libro: Le città invisibili, Italo Calvino.
Disco: Ok Computer, Radiohead
Sogno: Se il tour è infinito gran parte del sogno è già avverato. Aggiungo solo che vorrei avere mia moglie, mio fratello e il mio cane con me.

Ardi:
Libro: Q, Luther Blisset
Disco: Visiter, Dodos
Sogno: Sarebbe bello che tutti i musicisti passati dai Requiem si unissero al tour, facendo di ogni data una grossa festa.

Fede:
Libro: Il maestro e Margherita, Michail Bulgakov
Disco: No Control, Bad Religion
Sogno: Non smettere mai di suonare, ma potendo vedere la mia famiglia ogni giorno.

Grazie per lo spazio! Ci si vede live!


Angelo Sava
aprile, 2016