I Rijgs sono una band di Bologna devota alla psichedelia, il loro omonimo ep di debutto (Astio Collettivo e BVRecords – 2016) vanta un tessitura strumentale distante dai nostri anni, a tratti è visibile nella foschia dei fuzz, un che proveniente dal nord Europa, la fredda dilatazione degli spazi e le atmosfere sembran figlie del postrock, sterzate ritmiche e flanger modulari riportano il tutto nel binario del prog. Simone, Rocco, Gianluca e Iacopo hanno rotto il silenzio con un lavoro viscerale che fa ben sperare per il futuro, abbiamo incontrato i ragazzi per fare un punto sul loro momento attuale e sulle aspirazioni del domani.



Un ep che vi presenta come una band strumentale e dilatata, nel 2016 si può ancora parlare di psichedelia?!


Certamente, se si considera l'esperienza psichedelica come il raggiungimento di una diversa percezione della realtà circostante; il che non deve per forza significare assunzione di droghe come vogliono le sbagliate interpretazioni e le svariate demonizzazioni di questa musica, ma un'unione con l'impulso vitale che essa stessa offre, una percezione emotiva.


La prima cosa che disegnereste su un pezzo di carta pensando ai Rijgs.


Simone: Un salmone color cobalto mentre risale una cascata di un fiume.

Rocco: Un toro travestito che discute con Oscar Wilde.

Gianluca: Disegnerei tre cerchi concentrici di eguale diametro e di diversi colori. Un po' come la visione dantesca della trinità.

Iacopo: Beh, pensando ai Rijgs potrei disegnare mari lontani e azzurri monti, "arcani mondi, arcana felicità fingendo al viver mio!”.


Avete registrato in presa diretta, una scelta dovuta alla necessità di esser più naturali possibili nel intrappolare nel tempo voi stessi nella versione più fedele?


L'unica dimensione "fedele" per i Rijgs è quella live. La presa diretta ha significato ridurre le barriere tra la musica e noi, ma è dal vivo che si dà la migliore performance. Registrando, si è data ai brani una forma compiuta e solida; cosa che dal vivo, nella frequente apertura improvvisativa, spesso non hanno.


L’indie italiano è una bugia?!


Guy Debord scriveva che nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso. In questo senso si, è una bugia enorme.


Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, libro e sogno da voler realizzare.


Simone: Porterei con me la OST di Texas Chainsaw Massacre e una raccolta di racconti di D. F. Wallace. Poi vorrei la pace nel mondo.

Gianluca: “Velvet Underground & Nico”, “Lunario del Paradiso” di Gianni Celati, la non violenza.

Rocco: “Astral Weeks” di Van Morrison, il “Viaggio in Italia” di Goethe e l'utopia che fare sesso non diventi più una forma di competizione.

Iacopo: "The Quest” di Mal Waldron, “Gli amori difficili" di Italo Calvino e il sogno che un giorno io possa girare un film in cui un padre e una madre fuggono di casa perché non riescono più a sopportare le angherie del figlio quattordicenne.




Angelo Sava
luglio, 2016

I Rijgs sono una band di Bologna devota alla psichedelia, il loro omonimo ep di debutto (Astio Collettivo e BVRecords – 2016) vanta un tessitura strumentale distante dai nostri anni, a tratti è visibile nella foschia dei fuzz, un che proveniente dal nord Europa, la fredda dilatazione degli spazi e le atmosfere sembran figlie del postrock, sterzate ritmiche e flanger modulari riportano il tutto nel binario del prog. Simone, Rocco, Gianluca e Iacopo hanno rotto il silenzio con un lavoro viscerale che fa ben sperare per il futuro, abbiamo incontrato i ragazzi per fare un punto sul loro momento attuale e sulle aspirazioni del domani.


Un ep che vi presenta come una band strumentale e dilatata, nel 2016 si può ancora parlare di psichedelia?!

Certamente, se si considera l'esperienza psichedelica come il raggiungimento di una diversa percezione della realtà circostante; il che non deve per forza significare assunzione di droghe come vogliono le sbagliate interpretazioni e le svariate demonizzazioni di questa musica, ma un'unione con l'impulso vitale che essa stessa offre, una percezione emotiva.

La prima cosa che disegnereste su un pezzo di carta pensando ai Rijgs.

Simone: Un salmone color cobalto mentre risale una cascata di un fiume.

Rocco: Un toro travestito che discute con Oscar Wilde.

Gianluca: Disegnerei tre cerchi concentrici di eguale diametro e di diversi colori. Un po' come la visione dantesca della trinità.

Iacopo: Beh, pensando ai Rijgs potrei disegnare mari lontani e azzurri monti, "arcani mondi, arcana felicità fingendo al viver mio!”.

Avete registrato in presa diretta, una scelta dovuta alla necessità di esser più naturali possibili nel intrappolare nel tempo voi stessi nella versione più fedele?

L'unica dimensione "fedele" per i Rijgs è quella live. La presa diretta ha significato ridurre le barriere tra la musica e noi, ma è dal vivo che si dà la migliore performance. Registrando, si è data ai brani una forma compiuta e solida; cosa che dal vivo, nella frequente apertura improvvisativa, spesso non hanno.

L’indie italiano è una bugia?!

Guy Debord scriveva che nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso. In questo senso si, è una bugia enorme.

Immaginate un tour lunghissimo, portate con voi un disco, libro e sogno da voler realizzare.

Simone: Porterei con me la OST di Texas Chainsaw Massacre e una raccolta di racconti di D. F. Wallace. Poi vorrei la pace nel mondo.

Gianluca: “Velvet Underground & Nico”, “Lunario del Paradiso” di Gianni Celati, la non violenza.

Rocco: “Astral Weeks” di Van Morrison, il “Viaggio in Italia” di Goethe e l'utopia che fare sesso non diventi più una forma di competizione.

Iacopo: "The Quest” di Mal Waldron, “Gli amori difficili" di Italo Calvino e il sogno che un giorno io possa girare un film in cui un padre e una madre fuggono di casa perché non riescono più a sopportare le angherie del figlio quattordicenne.



Angelo Sava
luglio, 2016