Pochi progetti in Italia hanno la sincerità di Salvo Mizzle. Cantautore viscerale e autentico che nel corso degli anni non ha subito influenza alcuna dalle varie correnti degli ultimi tempi; un filone di artisti simili e colorati, che a distanza di qualche anno dalla esplosione dei primi esponenti del genere cantautorale, hanno rivestito con i loro cloni un eco già sentito, un messaggio spesso smorto nei contenuti. La bravura di Salvatore De Padova è l’essere ancorato ad un tipo di scrittura dimenticata, un catalizzatore che narra senza compromessi la propria vita, l’ultima fatica autoprodotta “Belzebù Pensaci Tu” gioca con le parole, accoglie l’ironia solo dopo che quest’ultima se l’è sudata, una leggerezza che respira in maniera autonoma, senza forzature. Abbiamo raggiunto Salvo Mizzle per scambiare qualche chiacchiera.



Per quanto il cantautorato sia tornato negli ultimi anni (anche se non è mai davvero passato di moda), Salvo Mizzle fa spesso capolino in atmosfere figlie di una tipologia di scrittura quasi estinta , ti senti comunque parte della nuova generazione di cantautori o senti le tue radici estendersi da precedenti inverni? Un po’ come il vino che si lascia decantare prima del primo assaggio..


L’immagine del cantautore c’era, c’è e ci sarà… Come fai? Ci sarà sempre qualcuno che butta le mani su un piano o su una chitarra e vuole dire la sua, raccontarsi. Nel mio caso, la scelta di diventare “Salvo Mizzle” è stata anche una cosa un po’ forzata. Sono sempre stato un fan del concetto di “Gruppo” ma ad un certo punto mi sono reso conto che tenere su una band diventava sempre più difficile, partivano dei progetti e puntualmente si perdeva qualche pezzo per strada e ogni volta materiale buttato e tanto tempo perso. Così ho deciso di intraprendere il percorso da solista che, alla peggio chitarra in spalla e via. Un po’ ci penso quando scrivo i miei pezzi a dargli delle sonorità o un tipo di scrittura che non si allontanino troppo da quello che c’è in giro, ma non lascio mai che il calcolo abbia la meglio sull’istinto. Mi piace rimanere onesto con me stesso e con quello che canto, altrimenti smetto di fare tutto.


Fa sempre strano nel 2017 parlare di musica Rock? Fine di un’epoca?!


Credo che al di là del genere, il Rock sia più un modo di essere, uno stile di vita che non scegli… O ci sei o ci sei! R&R will never die!


In quello che scrivi c’è un percorso personale importante, arriva un punto in cui la maturità ti porta a capire le priorità, nella vita esiste una strada maestra?


Di certo con il tempo ognuno capisce quelle che sono le proprie priorità, non sempre giuste, non sempre condivise, non sempre razionali. Penso che l’unica strada giusta sia fare quello che vuoi con sincerità e passione, qualsiasi essa sia… Non importa.


In maniera del tutto indipendente riesci a girare l’Italia, come definiresti la scena dei musicisti e il bacino di utenza che segue i concerti?


Mi piace il movimento musicale che c’è in giro, poi alcuni artisti mi sembrano più sinceri, altri meno ma fa parte del gioco. Comunque ci sono tante belle idee e sono sempre incuriosito dai nuovi progetti. Il pubblico si sà, se ti va bene in una serata la gente è attenta e ci si emoziona tutti, altrimenti ti ritrovi a suonare in posti in cui non capisci neanche più che pezzo stai cantando per tutto il baccano che c’è… E’ la gente che gestisce posti e locali che fa la differenza!


Com’eri da bambino? Quali sono stati i primi approcci alla musica?


Penso di essere stato un bambino introverso ed estroverso allo stesso modo. Mio zio faceva il dj in una radio privata e passava a mio padre un sacco di materiale di quegli anni. Joe Cocker, Randy Newman, Dr. Jhon e altre bestie, così erano sempre in macchina con noi. Ho detto tutto!


Nonostante la storia dell’umanità sia stata spettatrice di guerre e genocidi, non si riesce a prendere esempio dal passato e si continua secolo dopo secolo l’imperterrito sterminio del diverso. L’arte e la bellezza hanno un qualche tipo di speranza nel salvare il mondo?


Io non so se l’arte e la musica potranno salvare il mondo ma di certo serviranno a ritardare di molto il suo declino. Purtroppo c’è ancora troppa gente che non ha capito niente!


Quali sono i tuoi progetti futuri?


A dire il vero spero ancora di girare e fare un po’ di serate con l’ultimo album “Belzebù Pensaci Tu” uscito comunque meno di un anno fa. Per il resto c’è l’idea di un mini Ep con la collaborazione di un paio di artisti conosciuti in questi anni, ma è solo un idea, vedremo.


Tour infinito, porta con te un disco, libro e sogno da voler realizzare.


Il tour infinito sarebbe già un sogno, anche se con buona probabilità si trasformerebbe in un incubo!
Libro – 25 Motivi per Una Peroni – 2007 © Food Editore Srl (il primo che ho visto sulla mensola).
Disco – Uno qualsiasi di Emma Marrone… Li adoro tutti!!!




Angelo Sava
febbraio, 2017

Pochi progetti in Italia hanno la sincerità di Salvo Mizzle. Cantautore viscerale e autentico che nel corso degli anni non ha subito influenza alcuna dalle varie correnti degli ultimi tempi; un filone di artisti simili e colorati, che a distanza di qualche anno dalla esplosione dei primi esponenti del genere cantautorale, hanno rivestito con i loro cloni un eco già sentito, un messaggio spesso smorto nei contenuti. La bravura di Salvatore De Padova è l’essere ancorato ad un tipo di scrittura dimenticata, un catalizzatore che narra senza compromessi la propria vita, l’ultima fatica autoprodotta “Belzebù Pensaci Tu” gioca con le parole, accoglie l’ironia solo dopo che quest’ultima se l’è sudata, una leggerezza che respira in maniera autonoma, senza forzature. Abbiamo raggiunto Salvo Mizzle per scambiare qualche chiacchiera.


Per quanto il cantautorato sia tornato negli ultimi anni (anche se non è mai davvero passato di moda), Salvo Mizzle fa spesso capolino in atmosfere figlie di una tipologia di scrittura quasi estinta , ti senti comunque parte della nuova generazione di cantautori o senti le tue radici estendersi da precedenti inverni? Un po’ come il vino che si lascia decantare prima del primo assaggio..

L’immagine del cantautore c’era, c’è e ci sarà… Come fai? Ci sarà sempre qualcuno che butta le mani su un piano o su una chitarra e vuole dire la sua, raccontarsi. Nel mio caso, la scelta di diventare “Salvo Mizzle” è stata anche una cosa un po’ forzata. Sono sempre stato un fan del concetto di “Gruppo” ma ad un certo punto mi sono reso conto che tenere su una band diventava sempre più difficile, partivano dei progetti e puntualmente si perdeva qualche pezzo per strada e ogni volta materiale buttato e tanto tempo perso. Così ho deciso di intraprendere il percorso da solista che, alla peggio chitarra in spalla e via. Un po’ ci penso quando scrivo i miei pezzi a dargli delle sonorità o un tipo di scrittura che non si allontanino troppo da quello che c’è in giro, ma non lascio mai che il calcolo abbia la meglio sull’istinto. Mi piace rimanere onesto con me stesso e con quello che canto, altrimenti smetto di fare tutto.

Fa sempre strano nel 2017 parlare di musica Rock? Fine di un’epoca?!

Credo che al di là del genere, il Rock sia più un modo di essere, uno stile di vita che non scegli… O ci sei o ci sei! R&R will never die!

In quello che scrivi c’è un percorso personale importante, arriva un punto in cui la maturità ti porta a capire le priorità, nella vita esiste una strada maestra?

Di certo con il tempo ognuno capisce quelle che sono le proprie priorità, non sempre giuste, non sempre condivise, non sempre razionali. Penso che l’unica strada giusta sia fare quello che vuoi con sincerità e passione, qualsiasi essa sia… Non importa.

In maniera del tutto indipendente riesci a girare l’Italia, come definiresti la scena dei musicisti e il bacino di utenza che segue i concerti?

Mi piace il movimento musicale che c’è in giro, poi alcuni artisti mi sembrano più sinceri, altri meno ma fa parte del gioco. Comunque ci sono tante belle idee e sono sempre incuriosito dai nuovi progetti. Il pubblico si sà, se ti va bene in una serata la gente è attenta e ci si emoziona tutti, altrimenti ti ritrovi a suonare in posti in cui non capisci neanche più che pezzo stai cantando per tutto il baccano che c’è… E’ la gente che gestisce posti e locali che fa la differenza!

Com’eri da bambino? Quali sono stati i primi approcci alla musica?

Penso di essere stato un bambino introverso ed estroverso allo stesso modo. Mio zio faceva il dj in una radio privata e passava a mio padre un sacco di materiale di quegli anni. Joe Cocker, Randy Newman, Dr. Jhon e altre bestie, così erano sempre in macchina con noi. Ho detto tutto!

Nonostante la storia dell’umanità sia stata spettatrice di guerre e genocidi, non si riesce a prendere esempio dal passato e si continua secolo dopo secolo l’imperterrito sterminio del diverso. L’arte e la bellezza hanno un qualche tipo di speranza nel salvare il mondo?

Io non so se l’arte e la musica potranno salvare il mondo ma di certo serviranno a ritardare di molto il suo declino. Purtroppo c’è ancora troppa gente che non ha capito niente!

Quali sono i tuoi progetti futuri?

A dire il vero spero ancora di girare e fare un po’ di serate con l’ultimo album “Belzebù Pensaci Tu” uscito comunque meno di un anno fa. Per il resto c’è l’idea di un mini Ep con la collaborazione di un paio di artisti conosciuti in questi anni, ma è solo un idea, vedremo.

Tour infinito, porta con te un disco, libro e sogno da voler realizzare.

Il tour infinito sarebbe già un sogno, anche se con buona probabilità si trasformerebbe in un incubo!
Libro – 25 Motivi per Una Peroni – 2007 © Food Editore Srl (il primo che ho visto sulla mensola).
Disco – Uno qualsiasi di Emma Marrone… Li adoro tutti!!!



Angelo Sava
febbraio, 2017